Sconfitta annunciata, ma fa male comunque.
Anche le più grandi nazionali possono avere dei momenti di debolezza e pareggiare o addirittura perdere con squadre di fascia media, ma come rappresentante dei campioni del mondo uscenti, prendere tre gnocchi da un bastardo Islandese è un affronto.
Chiusa la parentesi calcistica (- 48 giorni ai mondiali!), finalmente riesco a rilassarmi un po' dopo aver passato diversi giorni tra l'angoscia e la disperazione. Vedere dal finestrino del mio boeing l'oceano che lascia spazio prima alla costa Canariona, è un po' come sciogliersi le scarpe lentamente dopo una giornata di camminata in montagna, poi sfilare con gesti lenti anche i calzini, sentire come il piede riprende vita, e poi tuffare i piedi nella vasca piena d'acqua fresca, rivitalizzante. Questo è stato il mio atterraggio di questa mattina, dopo aver passato la notte a Madrid Barajas, in una terminale 4 più vuota che mai, dormendo (si fa per dire) accovacciato su un divanetto senza poggiatesta. E ogni 12 minuti, puntuali come un orologio svizzero, la vociona metallica urlandomi di ricordare che per la mia propria sicurezza avrei fatto meglio a non lasciare il bagaglio in giro e che se volevo fumare c'erano delle zone apposite. Ogni 12 minuti, tutta la notte, tutta la notte, tutta la notte, tutta la notte..
E' un po' come quei lavaggi del cervello della
stanza 23 nella Hydra Station, alla fine ti svegli più stanco di prima, ma sai che se vuoi fumare ci sono delle apposite zone, e che giammai lasciare la valigia incustodita pena la morte. A proposito di morte e di valigie incustodite, appena arrivato all'aeroporto di Roma, dopo aver attraversato l'Italia da est a ovest, mi sono imbattuto in una scena piuttosto delirante.
Davanti all'entrata della terminale 3, una poliziotta in divisa dirottava il traffico di passanti verso l'entrata secondaria. Una volta scese le scale però si vedevano decine di poliziotti sbarrando il traffico stradale e pedonale, convogliando la gente verso una parte o l'altra dell'aeroporto. Non ci feci un granché caso (l'ultima volta che mi sono imbattuto in una scena simile, era per via di una signora che s'era tirata dal 5 piano) e continuai a cercare il mio bancone check-in. Quando però mi resi conto che non c'era via umana di attraversare l'aeroporto, causa un cordone di sicurezza che bloccava il passaggio, chiesi a una hostess dell'Alitalia se sapeva cosa stesse succedendo. Non faccio in tempo a finire di formulare la frase che vengo interrotto da un boato assordante. Diciamo come se qualcuno avesse fatto brillare con dell'esplosivo una valigia abbandonata nel pieno centro dell'aeroporto. E effettivamente,
qualcuno aveva fatto brillare con dell'esplosivo una valigia abbandonata nel pieno centro dell'aeroporto! E io che pensavo che come nei film prima mandassero il robottino con telecamera e olfatto scova-esplosivo, poi la portassero in un posto sicuro e infine la facessero brillare con una detonazione atomica..
Bé si sa che in Italia non abbiamo così tante risorse come i cugini americani, quindi ci risparmiamo il passo uno e due, e direttamente facciamo brillare la valigia con l'esplosivo direttamente dentro l'aeroporto, tanto non fa casino, no.. e fortuna che dentro c'erano solo vestiti. Immagina che ci fosse altro esplosivo o un bel gas velenoso o che ne so una sostanza altamente infiammabile o radioattiva. Ci sono da rivedere un po' i protocolli sulla sicurezza pubblica signori dell'esercito.
Ma dicevo, terza sconfitta contro il vulcano islandese perché per colpa di quel maledetto infelice, e forse un po' anche per colpa di ryanair, perché quello di ieri non è stato che il terzo volo perso in meno di una settimana. Ma dico io, m'era già successo di
perdere un aereo, ma cazzo quello di questa settimana non ha veramente antecedenti nella storia del mondo.
Lo dico perché in questi giorni il destino si muoveva con forma di illusioni fugaci che coprivano come tende l'orrenda visione al di la della finestra. Pensi che l'ombra di un sottile velo di tessuto possa ripararti dall'oscura realtà che aspetta dietro l'angolo, ma ti senti soffocare da ogni folata di vento che sposta leggermente quell'unico scudo. Ma il vento è un cinico tiranno, e non soffia mai con forza. Il suo debole alito ti tiene attaccato a quella speranza, come una fiamma alla punta di un fiammifero, troppo corto per bruciare per sempre.
E così mi sono passato sette giorni a guardare uno schermo di computer che mi informava sullo stato del mio destino. Il primo giorno, quando dio separò la terra dalle acquee, ero ancora tranquillo della mia rapida partenza. In fondo il vulcano islandese non si era ancora spinto così in basso, i voli verso il nord Europa erano già chiusi ma io andavo verso sud.. ma proprio nel giorno della terra e del mare, ryanair decise che Pisa faceva parte del mare, e che il mio volo sarebbe stato
cancellato. L'occhio sinistro iniziò a strabuzzare di forma sospetta, fino a che la cruda realtà ha fatto cadere anche la mandibola sul tavolo con un tonfo sordo.
In quel momento pensai che.. bé meglio non dirlo, che sta brutto. Ma lo pensai, e lo ripensai in continuazione.
Poi mi calmai e corsi ai ripari. Nessun telefono di contatto funzionante, ne della Ryanair ne tanto meno dell'aeroporto di Pisa. Oltre ad essere sabato, se ci fosse stato qualcuno al centralino sarebbe scappato il più lontano possibile, fischiandosene del licenziamento, piuttosto che rispondere a migliaia di passeggeri furiosi.
Vistomi abbandonato nella mia propria disperazione, chiamai a Yasi e le spiegai la situazione, e visto che non c'era nessun'altra opzione fattibile mi feci spostare il volo al mercoledì. Tre giorni di vacanze forzate non potevano farmi male..
Il giorno successivo, mentre Dio era occupato a dividere il cielo dalla terra, forse gli è sfuggita un po' la mano e ha alzato un po' di polvere. Cose che succedono, per carità, ma l'aviazione europea si è trovata di nuovo nella situazione di dover decidere se chiudere o meno gli aeroporti per i giorni successivi. Perché rischiare vite e reputazione per un po' di cenere in aria? Si rimane tutti a casa fino a martedì. Che culo pensai, io parto mercoledì.
Così trascorse un altro giorno. Ormai l'abitudine era di svegliarsi (relativamente) presto e andare a vedere le notizie su Sky Meteo 24 e poi incrociare le dita e aprire il sito di ryanair in cerca di nessuna novità. Ma nel tardo pomeriggio mi imbattei in una novità. Proprio nel giorno in cui vengono creati gli esseri marini e gli uccelli, e vengono benedetti perché possano moltiplicarsi, ryanair benedì pure a me. Non si parte nemmeno mercoledì dissero sulla loro pagina web, e un po' come Dante alla fine di un circolo dell'inferno, anch'io svenni.
Ma mentre tentavo di riprendere le conoscenze sfogando la mia ira al telefono con Yasi, incontrai la classica piantina con le radici sporgenti sul bordo di un precipizio. Infatti mi fece teneramente notare Yasi, che ryanair aveva aumentato di un giorno la cancellazione di tutti i voli, con orario di ripartenza previsto per l'1 del pomeriggio del mercoledì. E guarda un po' la fortuna, io partivo alle 2 e mezza! Ce l'avrei fatta, sarei stato il primo stronzo a mettere piede nell'aeroporto di Pisa per prendere un volo da una settimana a questa parte. Che culo.
Così mi addormentai più sereno, sperando che stavolta non arrivassero nuove notizie.
Ma il sesto giorno, vennero creati il resto degli animali e pure l'uomo. Già, l'uomo. Quel meschino che ti manda un messaggino (mai prima d'ora una compagnia aerea mi aveva mandato un SMS!) per dirti che era molto dispiaciuto di informarmi che il mio volo non sarebbe partito. Voli cancellati tutto il mercoledì, punto e basta.
Lì veramente non ci vidi più. Non solo per il fatto che non sarei potuto partire, e che inoltre non avrei avuto un cambio di volo fino alla domenica, ma proprio per il fatto che giorno dopo giorno mi ero visto prendere per il culo, e solo all'ultimo mi avevano dato la mazzata finale che mi lasciava in ginocchio e senza alternative.
Ovviamente cambiare un volo per il giorno dopo con un'altra compagnia che viaggia sulla stessa tratta però non è afflitta dalla chiusura dell'aeroporto (ovvero partire da Roma) è un'impresa impossibile. Dopo aver tentanto ore di possibili combinazioni senza senso mi resi conto che non c'era niente da fare. Il mercoledì ormai era perso. Ma almeno il giovedì sarei dovuto tornare. Sia per i colleghi che mi stavano sostituendo già da tre giorni, sia per la necessità fisica di entrare in casa, togliermi le scarpe e tirarmi sul letto con Yasi e non pensare a niente. Lo stress dal vedersi bloccato nel posto sbagliato è come quando si blocca l'ascensore. Non importa che con te ci sia tutta la tua famiglia e un sacco di cose buone da mangiare e da fare e da vedere e che sicuramente poi mi mancheranno tantissimo, quello che preme è la sensazione di claustrofobia che ci obbliga a stare dove non dobbiamo stare.
Dopo altri innumerevoli giri e prenotazioni all'ultimo momento, però già avevo un viaggio programmato per giovedì. Uno di quei viaggi della speranza, passando per treni e aerei, con scali difficili e a rischio, nella speranza che non succedesse niente di storto lungo il tragitto. E' come buttare della benzina sul fuoco dell'angoscia.
Viaggio partito nel migliore dei modi, con l'agenzia di viaggio che aveva solo "riservato" e non comprato uno dei due biglietti, obbligandomi a rifare tutti i vari calcoli di costo-opportunità e alla fine spendere di più per prendere lo stesso biglietto che avrei prenotato il giorno prima a metà prezzo. E vai.
Poi per fortuna l'ambiente domestico aiuta a rilassare i nervi. Un bel giretto in barca e un saluto a nonno riescono a far passare anche il peggiore degli incubi.
Quindi con una valigia piena di regali e bottiglie di vino sono ripartito per casa. Ma quando credevo di aver accorciate le distanze nella partita contro il vulcano (stavamo due a zero per lui, ma io speravo in un gol facile), proprio in quel momento l'unico tassello traballante saltò fuori dal mosaico. Avevo calcolato alla perfezione il viaggio, l'unica cosa che poteva andare storto (e che ovviamente lo fece) era il possibile ritardo del volo Roma-Madrid che mi avrebbe fatto perdere la coincidenza per Las Palmas. Neanche a dirlo, mentre una olandese seduta di fianco a me si rovesciava addosso una bottiglia di coca cola zero sotto pressione, veniva annunciato il ritardo di due ore del mio volo. Terzo volo perso in 4 giorni.. non c'è male davvero.
L'unica consolazione è che almeno per questa volta, Iberia ha fatto le cose per bene e grazie a Yasi che mi faceva da intermediario con la centralinista siamo riusciti a spostare il volo per il mattino successivo, con una spesa onesta.
Della notte passata tra Roma e Madrid mi ricordo solo il mio stato di leggerezza mentale, come un
monaco Shaolin che ha raggiunto la calma interiore grazie alla meditazione, sentivo il mio corpo che si convertiva in vento, la mia mente in pietra, e potevo perfino respirare le particelle provenienti dal vulcano come fossero parti del mio spirito.
Insomma è stato un calvario, ma ora sono di nuovo qui. Con la soddisfazione di vedere che tutti i regali che ho comprato a Yasi le sono piaciuti e con la consapevolezza che non mi importa lavorare il fine settimana, stasera la togna non me la toglie nessuno. Poi a casa ho scoperto con grandissima emozione che abbiamo adottato a un nuovo bonsai, si chiama Picciotto (chi sceglierà i nomi?) ed è un ulivo meraviglioso. A differenza di quelli che ho comprato in precedenza qui alle Canarie, Picciotto è già stato trapiantato con una terra ottima per un bonsai, quindi per il momento basteranno un po' id cure domestiche e non dovrebbe avere problemi d'adattamento al clima domestico.
Che pace e che serenità. Che voglia avevo di tornare a casa..
Questa settimana, dopo essermi ripreso dal trauma del vulcano maledetto e da un fine settimana passato lavorando 12 ore al giorno, finalmente mi sto rilassando un po' con un corso pagato dalla mia impresa. Il corso oltre ad essere interessante e interatti
Tracciato: Apr 28, 17:46