Non potevo non aprire dicendo che al Terminal 4 dell’aeroporto di Madrid c’è una postazione Wii Fit per farsi deridere da tutti quelli che passano mentre uno prova a fare Yoga con uno di fianco che ti scatta delle foto e quello un poco più in la è impegnato in un esercizio di equilibrio “psico-corporeo” su una tavoletta bianca di plastica collegata a un mega schermo. Non so dire se sono i Giapponesi o gli Spagnoli ad essere avanti, sta di fatto che si.
Comunque, puttanate a parte, SONO UN IMBECILLE. Ma di quelli patentati con tanto di brevetto e cappellino riconoscitivo.. se avessi scritto qui qualche ora fa mi sarebbero uscite solo tante bestemmie miste a lacrime trattenute, ma per fortuna un simpatico poliziotto mi ha fatto anche accendere il computer che nella foga non ho avuto tempo di spegnere e niente batteria fino a Madrid. Tra parentesi sono le 9 e mezza della mattina e sarei dovuto già stare tra le braccia della mia Farfalla da ben 8 ore. Invece le uniche braccia che mi hanno accolto sono state quelle di una famiglia di Marocchini (per famiglia si intende 45 persone tra bambini rompi palle e genitori insofferenti) che non mi hanno nemmeno lasciato dormire a Malpensa.
Tutto iniziò su un EuroStar (che brucino le ferrovie dello stato in questo preciso istante e che le fiamme cancellino anche il loro ricordo) che a causa di “temporanei disservizi” ha lasciato due carrozze, la mia compresa, con un impianto di aria condizionata che in piena ondata di calore estiva immetteva aria calda invece che fredda. E così dopo un susseguirsi di tecnici inetti e imbecilli (peccato che nessuno di loro leggerà mai queste righe..) e dopo lunghi piagnistei consolati con un “ci dispiace ma se l’aria condizionata non va dovrete cambiare carrozza” il treno è partito da Bologna con già mezz’ora di ritardo. Io da bravo svizzero incallito conoscevo già la fama dei treni di merda, per cui mi ero premurato organizzandomi la partenza con un buon margine di anticipo, contando di arrivare a Milano quasi tre ore prima che l’aereo partisse. Giusto per stare sicuri..
Ma quando ci mette i piedi l’Onnipotente c’è poco da fare.. Infatti mentre i piagnistei continuavano il treno si è anche aggiudicato la Palma d’Oro come treno più lento della flotta, guadagnando invece di recuperare altri minuti, in fin dei conti un’ora buona di ritardo totale. Il sudore iniziava a infreddolirsi, non potevo perdere l’aereo.
Corro come un disperato giù dai binari, mi infilo nella prima navetta per Malpensa fregandomene del povero tipo che mi diceva che non c’era più posto ed entrando di prepotenza, non avevo dieci minuti da sprecare. Maledetti Trenitalia. Ma il traffico di Milano delle 5 e mezzo non mi ha aiutato, nemmeno un cazzo di incidente proprio all’imbocco dell’autostrada. Ma dico io, volete tamponarvi, fatelo a Fiorenzuola, e che cazzoooooo!!!! Arrivo a Malpensa con la certezza matematica di non riuscire a prendere l’aereo, ormai pregavo e mi ingegnavo.
La scena che segue va vista con gli occhi e il palato secco di un uomo che ha appena sudato tutto il sudabile, non ha quasi mangiato, e in pieno calo di zuccheri. Scendo dalla navetta, mi butto sulla valigia che poi porterò sempre con me in ogni spostamento (19 chili da un lato e il portatile dall’altro), volo al check-in, finisco nella volata l’ultima goccia di acqua corporea. Chiedo umilmente di poter entrare. NO WAY. Ma che se mi fanno entrare al Gate posso provarci lo stesso. Scendo le scale e volo al Gate. Controllo di sicurezza. Lei senza biglietto non va da nessuna parte. Risalgo le scale, ti prego fammi il biglietto. NO WAY. Corro dal lato opposto dell’aeroporto (finisco anche le riserve di saliva e urina) per farmi stampare questo cazzo di biglietti. YES SIR. Riscendo le scale (valigie sempre appresso) e stavolta mi fa passare, security check sudato come una mucca da monta, passo tutto ma mi trovano problemi con la valigia. Lei con questa non può passare! Lo so, devo solo arrivare al Gate e poi ci pensando loro. Uhm.. ok. Mi rincuoro, nel frattempo il tempo scorreva e il volo era a un quarto dalla partenza. Faccio per prendere le mie cose quando arriva Mastro Lindo in versione poliziotto frustrato. Lei di qui non passa. E che cazzo andate a fanculo tutti. Prima sento il Gate poi ne parliamo. Sudore che scorre come piovesse in amazzonia, il Gate non risponde. Andiamoci insieme, mi faccia scortare, mi sequestri tutti i liquidi, anche il profumo se serve, ma fatemi prendere questo cazzo di aereo! Il tipo fa il muso duro, mi caccia via ma mi tiene la valigia. Meno 5 alla partenza. Finalmente il Gate risponde. Gli dice che posso passare, ci pensa, mi guarda, e infine mi ripete: lei non va da nessuna parte! E allora che cazzo mi hai fatto aspettare a fare idiota?! Nel frattempo avrei potuto informarmi per un altro volo!!!! Mazzateeeeeee!
Infatti risalgo sconsolato, consapevole di aver perso non uno ma due aerei, infatti non c’era più nessuna coincidenza per Madrid a quell’ora. Incubo, frustrazione, dolore.
Rimanere a Milano? Tornare a Bologna? Non c’era nessun volo in tutta la notte.. non voglio rimanere qua, portatemi a Las Palmas in braccio, coglio dormire, voglio essere coccolato, voglio mangiare della Nutella. Non lasciatemi qui da solo.. Ci riprovo con la tipa gentilissima della biglietteria, mi dice che ho un volo domattina alle 6 e mezzo per Madrid e poi forse qualcosa per Las Palmas lo trovo verso l’ora di pranzo. Mi va bene tutto le dico, voglio andare via da questo incubo. Telefono alla Farfalla, che pensava fosse uno scherzo. Anch’io avrei voluto pensarlo. Per fortuna il sudore mi aveva tolto la possibilità di piangere. Solo in un aeroporto a 100 kilometri dalla più vicina città, senza biglietto ne speranza. Che incubo.
Mi ritelefona la Farfalla.. era riuscita a prenotarmi quei due voli per la mattina, allora si parte! Ho una speranza.. però la frustrazione di pagare due volte, di dover passare la notte in aeroporto da solo, farmi in totale 24 di viaggio, che malessere.
Ma so reagire allo stress, no? Che uomo sono, quindi prendo le mie cose e cambio di terminal. Qui mi aspetterà la notte più lunga di sempre. Per fortuna mi chiamano i miei, mi chiama Yasi e mi chiama perfino Soraya (la mia dolce suocera) per sapere come sto e come sta andando la notte. Sta andando bene, con scene che rasentano il comico. La prima accade quando vado a lavarmi i denti (facevo letteralmente schifo) nel bagno del terminal. Entro, mi piazzo davanti allo specchio e inizio a spazzolare. Improvvisamente entra un signore, direi turco, e mi guarda con fare sospetto. Poi urla qualcosa (che giurerei essere BORAT) e dalla porta del bagno risponde una vocina di bimbo con aria di fare la cacca. Ero entrato a lavarmi i denti senza rendermi conto che nella porta accanto c’era un bimbo!!! AHAHAHAA Ovviamente il padre deve avermi guardato con faccia di “che stai facendo pervertito in bagno mentre mio figlio dice addio alla sua cena??”
Poi quando le acque si sistemano mi do una lavata, mi cambio maglia e provo a dormicchiare un po’. Appena chiudo gli occhi arriva una famiglia di Argentini (dall’accento) e si siede praticamente sopra di me. Da notare che l’aeroporto era praticamente vuoto, fatta eccezione per me, i turchi e dei simpatici operai che alle 2 di notte erano intenti a 1) trapanare 2) urlarsi cose in slavo 3) muoversi su un muletto che faceva partire una sirena micidiale quando si spostava. Maledico anche gli Argentini e dopo un po’ se ne vanno. Incredibile ma vero, tra il freddo dell’aria condizionata, le sedie fredde di acciaio, la postura scomoda, il rumore, le urla eccetera, riesco a dormire una mezz’ora! Poi arrivano loro. Direttamente da Marrakech arriva l’intera famiglia di Said (quel bastardo) con al carico figli, nipoti, cugini, fratelli, cognati, zii, nonni, mogli e vicini di casa. Almeno 50 marocchini senza la minima intenzione di lasciarmi dormire, con i bimbi che mi saltavano sopra e i genitori che si sbattevano altamente di cosa combinassero i diavoli in miniatura.
Ma come tutte le cose era destinata a finire, gli incubi peggiori al risveglio sono solo ricordi che piano piano sfumano fino a scomparire del tutto. E il sole sorse al mio salire sull’aereo. Ora sono a Barajas. Sono vivo e vegeto, e molto più vicino alla mia meta di quanto non lo fossi solo poche ore fa. Non mi interessa la stanchezza, la sola idea che sto per arrivare mi da tutte le energie di cui ho bisogno. Svegliati Guapa, sto per arrivare!!
Premesso che odio aspettare. Che di solito arrivo puntuale, anzi con cinque minuti almeno di ritardo per non dover aspettare. Che vado via da un bar e rinuncio a tutto pur di non fare la fila. Rischio anche di perdere i treni pur di non aspettare troppo i
Tracciato: Set 23, 11:33
Sconfitta annunciata, ma fa male comunque. Anche le più grandi nazionali possono avere dei momenti di debolezza e pareggiare o addirittura perdere con squadre di fascia media, ma come rappresentante dei campioni del mondo uscenti, prendere tre gnocchi da
Tracciato: Apr 24, 15:24