Saranno quanto? Quasi due anni, più un altro di erasmus, diciamo in totale circa tre anni che vivo a Gran Canaria. E dopo tre anni di giorni stupendi, temperatura perfetta, cielo sempre brillante, oggi per via di qualche congiunzione astrale credo che si sia raggiunta la perfezione.
Ero al Faro di Maspalomas, dopo aver "accompagnato" Yasi al sud per esporre una presentazione all'università estiva e mentre lei si destreggiava tra diapositive e studenti io ho tirato verso la spiaggia. Non una sola nuvola, 30 gradi di sole addolcito dalla sempre presente brezza marina, alta marea che faceva rimbombare il rotolio dei sassi alla riva del faro, e l'acqua dalla temperatura più armonica possibile. Insomma, rosolarsi al sole senza accorgersene per via del vento, e di tanto in tanto un bagnetto giusto per godere della freschezza marina. E giocare con le onde. Che meraviglia. Davvero.
Il sogno si infrange quando mi sono visto dover prendere un pulman per tornare a casa, visto che la macchina ci ha abbandonato per un qualche problema al sistema di refrigerazione. Un'oretta di curve e tornanti per tornare a Las Palmas, poi una doccia per togliersi la sabbia di dosso, mangiare due spaghetti e andare al lavoro.
Di tanto in tanto, mi torno a chiedere perché esistono queste cose. Chi decide qual'è il valore degli oggetti e delle emozioni che viviamo giornalmente? C'è davvero una correlazione o forse è meglio dire che si è estremizzato fino a perdere il filo logico di noi stessi?
Mi spiego. Pensiamo alla Nutella. Vale un paio di euro al barattolo. Dall'altro lato del supermercato invece c'è il prosciutto
bellota che qui in Spagna è molto ricercato, diciamo una specie di prosciutto crudo di qualità estrema, dai 40 ai 200 euro al chilo. Non metto in dubbio che sia buonissimo, ed effettivamente lo è, però non c'è storia se lo compariamo con la Nutella che fa sta bé molto più di qualsiasi insaccato e vale due euro al barattolo. Ok, c'è il problema mal di pancia e brufoli però a parte questo mi sembra immotivato che esista qualcosa in grado di valere 200 euro al chilo!
Credo che il problema sia nel confondere il prezzo e il valore delle cose. Sono due concetti molto diversi. Vivere a Londra e guadagnare un sacco di soldi è sicuramente una bella ambizione. Ma spendere poi tutto lo stipendio di un anno in una vacanza di un mese alle Canarie, perché il resto dell'anno si è vissuto nello stress, nel grigiore e nella depressione più assoluta.. no, non credo che compensi. Me lo chiedo a volte, perché probabilmente è importante essere consapevoli della strada che si sta prendendo, e di dare un'occhiata indietro e vedere che il cammino che si ha intrapreso è stato lungo ma divertente.
Questa piccola riflessione senza capo ne coda viene forse dalle vacanze che abbiamo appena trascorso a spasso tra Barcellona, Parigi e Londra. Meravigliose vacanze. Fantastiche vacanze. E' proprio vero che da studente non hai mai i soldi per andare da nessuna parte ma tanto tempo libero, mentre da lavoratore il
dinero smette di essere il problema principale e ci si mette di mezzo il tempo. Solo 4 settimane di vacanze in un anno sono poche, molto poche. Per cui bisogna massimizzare il più possibile il tempo disponibile e godersi all'estremo ogni singolo minuto di libertà. Certo, che se invece di avere solo un mese all'anno per staccare la spina, uno tiene la fortuna di vivere a 5 minuti dal mare e dal sole, ogni giorno di converte in una mezza vacanza.
Ma anche visto così, il piacere di sconnettersi per due settimane intere non ha paragone. Dimenticarsi di tutto, delle password del computer (mi è successo) e di fare cose importanti al ritorno, insomma perdersi e non rimpiangerlo.
Quindi nella nostra gita gastro-alcolica tra le tre più importanti città dell'Europa occidentale, a parte essere costantemente in uno stato semi ebrio (che è il contrario di sobrio) grazie alle birre locali, ci siamo dedicati a impregnarci dello stile di vita di ognuna di queste città. L'obiettivo? Tastare il terreno, vedere come vive davvero un parigino, vedere come spende il suo tempo, come reagisce al bel tempo, come vive l'ora dell'aperitivo, con che faccia esce dalla metropolitana alle 6 del pomeriggio.
Il confronto è stato molto interessante. Non mi dilungo in uno studio sociologico sui diversi abitanti del nostro vecchio continente, ma non cambio la mia vita per quella di nessun parigino e tanto meno per nessun londinese. Il discorso Barcellona è diverso, una grande città, moderna ma con uno spirito ancestrale che si respira in ogni incrocio, in ogni viale, in ogni edificio. Affacciata al mare, sovrastata da montagne, aperta al nuovo e fresca. Spagnola. Bella, molto bella. Se dovessi scegliere una delle tre, vincerebbe senza dubbio la catalana.
Insomma, se in un ipotetico futuro le cose dovessero prendere un'altra piega, credo che non avremo dubbi su che città ripiegare. Di lavoro ce n'è in abbondanza, che di sicuro è un buon stimolo. Chissà forse per una stagione, forse di più, ma forse proprio per niente.
Ma davvero lo cambio con quello che ho già?
Nel frattempo mi continuo a caricare le foto delle vacanze (sono 5 Gb..), mi sa che è arrivato il momento di aprirsi un account in Flickr.