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Unboxing peperonciniMercoledì, 28 aprile 2010
Questa settimana, dopo essermi ripreso dal trauma del vulcano maledetto e da un fine settimana passato lavorando 12 ore al giorno, finalmente mi sto rilassando un po' con un corso pagato dalla mia impresa. Il corso oltre ad essere interessante e interattivo (nel senso che a parte lezione diretta facciamo anche molte configurazioni manuali) ha il grandissimo pregio di essere di sole 5 ore al giorno. Rilasso totale.
Bé a parte il piacere di non fare un cazzo sostanzialmente durante la mattinata, oggi mi sono goduto una buona pizza diavola con Yasi in un ristorante italiano vicino casa al quale non eravamo mai stati. Ci siamo passati davanti un migliaio di volte ma non ci siamo mai voluti fidare del nome Shakespeariano, ma oggi abbiamo ceduto al richiamo della pizza. Poi con grandissimo piacere abbiamo scoperto che tutti i camerieri e il pizzaiolo sono italiani, quindi doppia festa. Ma al ritorno a casa mi sono soffermato per un momento a compiere un'operazione che mi dimentico puntualmente di fare, controllare la cassetta della posta. Non è che molta gente conosca il mio indirizzo, e comunque tutte le comunicazioni importanti e interessanti mi arrivano per e-mail. Però anche fosse solo per vedere la bolletta del telefono, mi ha dato l'impulso di aprire la posta. E ho trovato due sorprese. La prima, è una lettera promozionale a forma di maialino rosa (giuro) ed è un foglietti informativo in cui Telefonica mi informa che da aprile la bolletta di internet mi costerà 3 euro meno. Non c'è niente da fare, solo per essere cliente e perché ho una faccia simpatica mi fanno pagare meno. Per sempre. Ah, e mi hanno anche raddoppiato la velocità di upload (che prima era di 640kb) sempre gratis, anzi nemmeno gratis, per 3 euro meno. Non c'è niente da fare, nessun numero da chiamare, nessun contratto da firmare. Bé che dire.. grazie! E anche se questa di per sé era già una buona notizia, la seconda mi ha fatto molto più piacere. Era una bustina con il mio nome proveniente dagli Stati Uniti. Ovviamente sapevo benissimo cosa fosse quindi sono corso a casa per aprirla tutto emozionato. Era un acquisto recente su Ebay, dei peperoncini piccantissimi che non vedevo l'ora di piantare in casa. I miei di peperoncini stanno già fiorendo, quindi tra un paio di settimane sarà ora di fare il raccolto, ripulire la terra, concimare un po' e piantare i nuovi cattivissimi Habaneros!! Dato che non resistevo alla tentazione, ho fatto una piccola galleria fotografica dell'unboxing dei peperoncini. PS: Questo sì che è il modo di vendere su Ebay. A un compratore virtuale fa molto piacere che il venditore virtuale si prenda cura di lui, anche sia con piccoli dettagli come rispondere velocemente alle e-mail e lasciare delle note informative dentro del pacchetto inviato. Nel mio caso c'era pure un piccolo ringraziamento con il mio nome. Ovviamente 5 stelline e feedback positivo su ebay! Eyjafjallajokull 3 - Mazza 1Venerdì, 23 aprile 2010
Sconfitta annunciata, ma fa male comunque.
Anche le più grandi nazionali possono avere dei momenti di debolezza e pareggiare o addirittura perdere con squadre di fascia media, ma come rappresentante dei campioni del mondo uscenti, prendere tre gnocchi da un bastardo Islandese è un affronto. Chiusa la parentesi calcistica (- 48 giorni ai mondiali!), finalmente riesco a rilassarmi un po' dopo aver passato diversi giorni tra l'angoscia e la disperazione. Vedere dal finestrino del mio boeing l'oceano che lascia spazio prima alla costa Canariona, è un po' come sciogliersi le scarpe lentamente dopo una giornata di camminata in montagna, poi sfilare con gesti lenti anche i calzini, sentire come il piede riprende vita, e poi tuffare i piedi nella vasca piena d'acqua fresca, rivitalizzante. Questo è stato il mio atterraggio di questa mattina, dopo aver passato la notte a Madrid Barajas, in una terminale 4 più vuota che mai, dormendo (si fa per dire) accovacciato su un divanetto senza poggiatesta. E ogni 12 minuti, puntuali come un orologio svizzero, la vociona metallica urlandomi di ricordare che per la mia propria sicurezza avrei fatto meglio a non lasciare il bagaglio in giro e che se volevo fumare c'erano delle zone apposite. Ogni 12 minuti, tutta la notte, tutta la notte, tutta la notte, tutta la notte.. E' un po' come quei lavaggi del cervello della stanza 23 nella Hydra Station, alla fine ti svegli più stanco di prima, ma sai che se vuoi fumare ci sono delle apposite zone, e che giammai lasciare la valigia incustodita pena la morte. A proposito di morte e di valigie incustodite, appena arrivato all'aeroporto di Roma, dopo aver attraversato l'Italia da est a ovest, mi sono imbattuto in una scena piuttosto delirante. Davanti all'entrata della terminale 3, una poliziotta in divisa dirottava il traffico di passanti verso l'entrata secondaria. Una volta scese le scale però si vedevano decine di poliziotti sbarrando il traffico stradale e pedonale, convogliando la gente verso una parte o l'altra dell'aeroporto. Non ci feci un granché caso (l'ultima volta che mi sono imbattuto in una scena simile, era per via di una signora che s'era tirata dal 5 piano) e continuai a cercare il mio bancone check-in. Quando però mi resi conto che non c'era via umana di attraversare l'aeroporto, causa un cordone di sicurezza che bloccava il passaggio, chiesi a una hostess dell'Alitalia se sapeva cosa stesse succedendo. Non faccio in tempo a finire di formulare la frase che vengo interrotto da un boato assordante. Diciamo come se qualcuno avesse fatto brillare con dell'esplosivo una valigia abbandonata nel pieno centro dell'aeroporto. E effettivamente, qualcuno aveva fatto brillare con dell'esplosivo una valigia abbandonata nel pieno centro dell'aeroporto! E io che pensavo che come nei film prima mandassero il robottino con telecamera e olfatto scova-esplosivo, poi la portassero in un posto sicuro e infine la facessero brillare con una detonazione atomica.. Bé si sa che in Italia non abbiamo così tante risorse come i cugini americani, quindi ci risparmiamo il passo uno e due, e direttamente facciamo brillare la valigia con l'esplosivo direttamente dentro l'aeroporto, tanto non fa casino, no.. e fortuna che dentro c'erano solo vestiti. Immagina che ci fosse altro esplosivo o un bel gas velenoso o che ne so una sostanza altamente infiammabile o radioattiva. Ci sono da rivedere un po' i protocolli sulla sicurezza pubblica signori dell'esercito. Ma dicevo, terza sconfitta contro il vulcano islandese perché per colpa di quel maledetto infelice, e forse un po' anche per colpa di ryanair, perché quello di ieri non è stato che il terzo volo perso in meno di una settimana. Ma dico io, m'era già successo di perdere un aereo, ma cazzo quello di questa settimana non ha veramente antecedenti nella storia del mondo. Lo dico perché in questi giorni il destino si muoveva con forma di illusioni fugaci che coprivano come tende l'orrenda visione al di la della finestra. Pensi che l'ombra di un sottile velo di tessuto possa ripararti dall'oscura realtà che aspetta dietro l'angolo, ma ti senti soffocare da ogni folata di vento che sposta leggermente quell'unico scudo. Ma il vento è un cinico tiranno, e non soffia mai con forza. Il suo debole alito ti tiene attaccato a quella speranza, come una fiamma alla punta di un fiammifero, troppo corto per bruciare per sempre. E così mi sono passato sette giorni a guardare uno schermo di computer che mi informava sullo stato del mio destino. Il primo giorno, quando dio separò la terra dalle acquee, ero ancora tranquillo della mia rapida partenza. In fondo il vulcano islandese non si era ancora spinto così in basso, i voli verso il nord Europa erano già chiusi ma io andavo verso sud.. ma proprio nel giorno della terra e del mare, ryanair decise che Pisa faceva parte del mare, e che il mio volo sarebbe stato cancellato. L'occhio sinistro iniziò a strabuzzare di forma sospetta, fino a che la cruda realtà ha fatto cadere anche la mandibola sul tavolo con un tonfo sordo. In quel momento pensai che.. bé meglio non dirlo, che sta brutto. Ma lo pensai, e lo ripensai in continuazione. Poi mi calmai e corsi ai ripari. Nessun telefono di contatto funzionante, ne della Ryanair ne tanto meno dell'aeroporto di Pisa. Oltre ad essere sabato, se ci fosse stato qualcuno al centralino sarebbe scappato il più lontano possibile, fischiandosene del licenziamento, piuttosto che rispondere a migliaia di passeggeri furiosi. Vistomi abbandonato nella mia propria disperazione, chiamai a Yasi e le spiegai la situazione, e visto che non c'era nessun'altra opzione fattibile mi feci spostare il volo al mercoledì. Tre giorni di vacanze forzate non potevano farmi male.. Il giorno successivo, mentre Dio era occupato a dividere il cielo dalla terra, forse gli è sfuggita un po' la mano e ha alzato un po' di polvere. Cose che succedono, per carità, ma l'aviazione europea si è trovata di nuovo nella situazione di dover decidere se chiudere o meno gli aeroporti per i giorni successivi. Perché rischiare vite e reputazione per un po' di cenere in aria? Si rimane tutti a casa fino a martedì. Che culo pensai, io parto mercoledì. Così trascorse un altro giorno. Ormai l'abitudine era di svegliarsi (relativamente) presto e andare a vedere le notizie su Sky Meteo 24 e poi incrociare le dita e aprire il sito di ryanair in cerca di nessuna novità. Ma nel tardo pomeriggio mi imbattei in una novità. Proprio nel giorno in cui vengono creati gli esseri marini e gli uccelli, e vengono benedetti perché possano moltiplicarsi, ryanair benedì pure a me. Non si parte nemmeno mercoledì dissero sulla loro pagina web, e un po' come Dante alla fine di un circolo dell'inferno, anch'io svenni. Ma mentre tentavo di riprendere le conoscenze sfogando la mia ira al telefono con Yasi, incontrai la classica piantina con le radici sporgenti sul bordo di un precipizio. Infatti mi fece teneramente notare Yasi, che ryanair aveva aumentato di un giorno la cancellazione di tutti i voli, con orario di ripartenza previsto per l'1 del pomeriggio del mercoledì. E guarda un po' la fortuna, io partivo alle 2 e mezza! Ce l'avrei fatta, sarei stato il primo stronzo a mettere piede nell'aeroporto di Pisa per prendere un volo da una settimana a questa parte. Che culo. Così mi addormentai più sereno, sperando che stavolta non arrivassero nuove notizie. Ma il sesto giorno, vennero creati il resto degli animali e pure l'uomo. Già, l'uomo. Quel meschino che ti manda un messaggino (mai prima d'ora una compagnia aerea mi aveva mandato un SMS!) per dirti che era molto dispiaciuto di informarmi che il mio volo non sarebbe partito. Voli cancellati tutto il mercoledì, punto e basta. Lì veramente non ci vidi più. Non solo per il fatto che non sarei potuto partire, e che inoltre non avrei avuto un cambio di volo fino alla domenica, ma proprio per il fatto che giorno dopo giorno mi ero visto prendere per il culo, e solo all'ultimo mi avevano dato la mazzata finale che mi lasciava in ginocchio e senza alternative. Ovviamente cambiare un volo per il giorno dopo con un'altra compagnia che viaggia sulla stessa tratta però non è afflitta dalla chiusura dell'aeroporto (ovvero partire da Roma) è un'impresa impossibile. Dopo aver tentanto ore di possibili combinazioni senza senso mi resi conto che non c'era niente da fare. Il mercoledì ormai era perso. Ma almeno il giovedì sarei dovuto tornare. Sia per i colleghi che mi stavano sostituendo già da tre giorni, sia per la necessità fisica di entrare in casa, togliermi le scarpe e tirarmi sul letto con Yasi e non pensare a niente. Lo stress dal vedersi bloccato nel posto sbagliato è come quando si blocca l'ascensore. Non importa che con te ci sia tutta la tua famiglia e un sacco di cose buone da mangiare e da fare e da vedere e che sicuramente poi mi mancheranno tantissimo, quello che preme è la sensazione di claustrofobia che ci obbliga a stare dove non dobbiamo stare. Dopo altri innumerevoli giri e prenotazioni all'ultimo momento, però già avevo un viaggio programmato per giovedì. Uno di quei viaggi della speranza, passando per treni e aerei, con scali difficili e a rischio, nella speranza che non succedesse niente di storto lungo il tragitto. E' come buttare della benzina sul fuoco dell'angoscia. Viaggio partito nel migliore dei modi, con l'agenzia di viaggio che aveva solo "riservato" e non comprato uno dei due biglietti, obbligandomi a rifare tutti i vari calcoli di costo-opportunità e alla fine spendere di più per prendere lo stesso biglietto che avrei prenotato il giorno prima a metà prezzo. E vai. Poi per fortuna l'ambiente domestico aiuta a rilassare i nervi. Un bel giretto in barca e un saluto a nonno riescono a far passare anche il peggiore degli incubi. Quindi con una valigia piena di regali e bottiglie di vino sono ripartito per casa. Ma quando credevo di aver accorciate le distanze nella partita contro il vulcano (stavamo due a zero per lui, ma io speravo in un gol facile), proprio in quel momento l'unico tassello traballante saltò fuori dal mosaico. Avevo calcolato alla perfezione il viaggio, l'unica cosa che poteva andare storto (e che ovviamente lo fece) era il possibile ritardo del volo Roma-Madrid che mi avrebbe fatto perdere la coincidenza per Las Palmas. Neanche a dirlo, mentre una olandese seduta di fianco a me si rovesciava addosso una bottiglia di coca cola zero sotto pressione, veniva annunciato il ritardo di due ore del mio volo. Terzo volo perso in 4 giorni.. non c'è male davvero. L'unica consolazione è che almeno per questa volta, Iberia ha fatto le cose per bene e grazie a Yasi che mi faceva da intermediario con la centralinista siamo riusciti a spostare il volo per il mattino successivo, con una spesa onesta. Della notte passata tra Roma e Madrid mi ricordo solo il mio stato di leggerezza mentale, come un monaco Shaolin che ha raggiunto la calma interiore grazie alla meditazione, sentivo il mio corpo che si convertiva in vento, la mia mente in pietra, e potevo perfino respirare le particelle provenienti dal vulcano come fossero parti del mio spirito. Insomma è stato un calvario, ma ora sono di nuovo qui. Con la soddisfazione di vedere che tutti i regali che ho comprato a Yasi le sono piaciuti e con la consapevolezza che non mi importa lavorare il fine settimana, stasera la togna non me la toglie nessuno. Poi a casa ho scoperto con grandissima emozione che abbiamo adottato a un nuovo bonsai, si chiama Picciotto (chi sceglierà i nomi?) ed è un ulivo meraviglioso. A differenza di quelli che ho comprato in precedenza qui alle Canarie, Picciotto è già stato trapiantato con una terra ottima per un bonsai, quindi per il momento basteranno un po' id cure domestiche e non dovrebbe avere problemi d'adattamento al clima domestico. Che pace e che serenità. Che voglia avevo di tornare a casa.. HabaneroLunedì, 19 aprile 2010
Questo pomeriggio stavo guardando la tele salta da un canale all'altro quando mi sono imbattuto in Myth Busters. Il programma di per se fa un po' cagare, però mi piace quando si inventano delle prove interessanti. Oggi stavano parlando del miglior rimedio per alleviare la sofferenza dovuta dal mangiare piccante. E per farlo si sono preparati due salse: per lo sfigato di turno, un frullato di Jalapeños, mentre per l'altro abituato a mangiare piccante, un frullato di Habaneros Arancione. A parte che il resto del programma era basato su questi poveracci sperimentando i rimedi caserecci (dentifricio? Tequila?) e soffrendo le pene dell'inferno, mi sono fermato e ho preso spunto per farmi una ricerca su internet riguardo ai vari tipi di peperoncino.
Prima di andare avanti (mi dilungherò) va detto che alleviare il dolore provocato dal contatto della polpa o dei semi del peperoncino sulla lingua il rimedio numero uno è la mozzarella. Niente birra o pane. Il pane aiuta solo a rimuovere le tracce di capsaicina dalle papille gustative ma non ne rimuove l'effetto. La capsaicina contenuta nei peperoncini è infatti la sostanza colpevole del sapore piccante. Non irrita la pelle ma crea una sensazione "virtuale" di calore, attivando chimicamente i recettori del calore della lingua. E la capseicina non è solubile in acqua, ma lo è nei lipidi e nell'alcool. Detto questo, sconsiglio a tutti di usare la Tequila, e invece consiglio i formaggi freschi perché contengono molta più caseina del latte fresco. Ma anche il latte aiuta a migliorare la situazione. Anche il pane inzuppato nel latte è un buon rimedio se non abbiamo mozzarella in casa (o viviamo alle Canarie dove la mozzarella non sanno cos'è!). Ma tornando alla storia dei peperoncini, visto che posso definirmi un coltivatore casalingo, mi piaceva sapere come fare per quantificare la piccantezza della singola varietà. Così sono ricorso alla Wikipedia ed ho scoperto che non solo esiste una scala scientifica per misurare il grado di piccantezza di un peperoncino, ma che addirittura il Guinness dei Primati ha una propria classifica dei peperoncini più maledettamente piccanti del mondo. Iniziamo dicendo che esiste una scala simile a quella dei terremoti, chiamata Scala di Scoville, che valuta la quantità equivalente di capsaicina contenuta in un peperoncino. Si tratta di quantità equivalente perché non dipende dalle dimensioni del peperoncino, ma dal suo contenuto di cattiveria. Ragione per cui peperoncini più piccoli hanno valori molto alti (sono particolarmente pieni di cattiveria repressa). Il signor Scoville stimò che la capsaicina pura cristallizzata ha un valore di 16.000.000 e in base a questo valore ha fissato il fondo scala. Quindi un peperoncino può avere un valore di Scoville compreso tra 0 (nessuna traccia di capsaicina) e 16.000.000 (pura capsaicina). Ovviamente non esiste nessuna pianta completamente fatta di capsaicina, anzi i peperoncini a cui siamo abituati hanno un valore di circa 100. Sempre per fare un esempio, il diavolicchio che piantato in giardino, proveniente dal profondo Salento, ha un indice di Scoville di circa 500. Ovvero il 0.003125% del proprio peso è capsaicina. Insomma picca e anche parecchio. Quindi visto che ora ho tutte le carte in regola per capire come funziona la storia del bruciore e come misurarlo, mi sono affidato all'amico Ebay per fare un po' di spesa. Dopo aver attentamente studiato centinaia di varietà provenienti da mezzo mondo, la scelta finale è ricaduta su un prodotto di altissima qualità e soprattutto di altissima incazzatura intrinseca. Il suo nome è Habanero - che significa originario de La Habana, Cuba - ed è uno dei peperoncini più piccanti nell'intero sistema solare. Mediamente ha un indice di Scoville di 300.000 (!!!) ma la sua variante Red Savina arriva addirittura a 500.000. Semplicemente mille volte più piccante di un diavolicchio! Inutile dire che consigliano di non toccarlo mai a mani scoperte e non usarlo direttamente sui cibi ma per produrre olio o salse molto allungate. Fuori dalla portata di bambini e criceti. Il 3.125% del proprio peso è capsaicina pura. Oddio.Va detto che il Guinness dei primati ha certificato che il più piccante del mondo mai scoperto è un peperoncino indiano chiamato Naga Jolokia con un valore di circa 1.000.000. Ma per me l'Habanero va più che bene. Quindi ricercando su Ebay ho trovato decine di varietà di Habaneros, tutti coltivati ecologicamente in centro America. E' stato difficile scegliere i migliori per piantare in casa, ma grazie all'aiuto di papà Goffredo, abbiamo mandato un ordine per i seguenti semini che presto troveranno una nuova casa in una terrazza di Las Palmas: In ordine di piccantezza: Orange Habanero Jamaican Hot Chocolate Habanero Caribbean Red Habanero Peruvian White Habanero Anche se visto così il Bianco Peruviano sembra quasi una caramella al limone, in realtà mi sa che fa venire la cagarella solo al passargli vicino. Ho saggiamente evitato le versioni estreme (il Red Savina e appunto quello indiano da guinness) perché ci tengo a conservare le papille gustative e mi piace più il sapere del peperoncino che l'effetto ribollente. Da giugno in poi, se qualcuno vi offre dell'olio di peperoncino fate attenzione a cosa c'è dentro.. CancellatoDomenica, 18 aprile 2010
Uffa, c'avevo sperato fino all'ultimo.
EyjafjallajokullDomenica, 18 aprile 2010
Eyjafjallajokull (che in Islandese significa "il gatto sta camminando sulla tastiera ed escono delle lettere a casaccio"), è anche il nome piuttosto originale di un cazzo di vulcano sperduto tra i ghiacci islandesi. E la cosa più interessante è che fino a un paio di giorni fa nessuno sapeva che esistesse e tutti vivevamo felici e contenti.
Per chi non fosse esperto di islandese, Eyjafjallajokull si pronuncia così: Ma proprio come un'adolescente in crisi ormonale, il nostro amico Eyjafjallajokull ha voluto fare una cazzata per mettersi in mostra. Complici le recenti ondate di catastrofi naturali in mezzo mondo, dai vari terremoti in Haiti, Cile e Cina, maremoti, inondazioni e perfino un meteorite in Wisconsin, il nostro vulcano islandese non ha saputo rinunciare a un po' di fama mondiale e ha deciso di farlo in grande stile. E qual'è la forma più semplice e sottile di attirare su di sé l'attenzione della gente? Facile: rompendo il cazzo. Se a noi poveri mortali per rompere il cazzo ci rimangono solo le manifestazioni in piazza e incatenarci a un palo della luce, per un vulcano si apre un orizzonte di nuovi e spettacolari modi per compiere l'obiettivo. Uno di questi è sputacchiare in aria tonnellate di fumo condito con pietrine affilate come il vetro e dure come il marmo guarda caso proprio all'altezza dei voli di linea. Poi come ogni adolescente che si rispetti, va cercato un complice per amplificare la malefatta. Il complice si chiama vento, e con una buona dose di sadismo si sono messi d'accordo per sputare un bel po' di pietruzze e spargerle in giro per mezza Europa. Ma forse anche tre quarti. Risultato? Ora tutti conoscono il vulcano Eyjafjallajokull e di sicuro moltissimi lo hanno anche mandato a cagare. Nessun volo in marcia almeno fino a martedì, che nel mio caso significa mercoledì. Altri tre giorni bloccato in Italia (anche se poteva andarmi molto peggio), obbligato a mangiare pasta fresca e pizza controvoglia. Piccola nota finale. In realtà tutta questa storia del vulcano, della nuvola assassina e della fine del mondo è colpa mia. Un paio di settimane fa, mentre indagavo sulle procedure burocratiche per essere padrino al battesimo di mia nipote Sofia, mi sono imbattuto nelle ire del mio (ex)parroco. Quando gli chiesi di firmare una piccola nota in cui si certificava la mia capacità di poter svolgere il ruolo di padrino, ricevetti in risposta un secco no. Infatti secondo il prete, viste le voci che mi volevano convivente fuori dal matrimonio con una bionda spettacolare con un corpo da favola e un sorriso da capogiro, stavo vivendo nel peccato e quindi non sarei potuto essere un buon esempio da seguire per la battezzanda. Sono d'accordissimo con il prete nel dire che non sono assolutamente un esempio da seguire, pero che a parte tutto in fondo in fondo, non penso essere nemmeno così delinquente da corrompere l'anima di una creaturina. Allorché scoprii che c'era una seconda strada che mi avrebbe permesso arrivare ad essere padrino: l'autocertificazione. Ora, tutti quelli che sono stati alle superiori sanno che una volta compiuti i 18 anni, c'è la possibilità di firmare le proprie assenze giustificate. E che alzi la mano chi non si è inventato un mal di pancia o un rapimento degli alieni per farsi un giorno al mare prima della fine della scuola. (Se qualcuno ha alzato la mano, è uno sfigato). Detto questo, l'autocertificazione apre un mondo di crisi morali. Ci viene data la facoltà di mentire spudoratamente e passare da innocenti, o anche di mentire un pochino, ma poco poco, e poi passare comunque da innocenti. Anche il parroco in questione, riponendomi alla email che gli inviai, mi disse esplicitamente: "Tu puoi anche firmare dicendo il falso, la chiesa si fida, non manda detectives privati a controllare." Scelsi la menzogna piccola piccola, e firmai. Però il prete si sbagliava. La chiesa si fiderà pure, ma Dio no. E per punirmi del mio peccato ha deciso di farlo in grande stile. Ha aperto la terra e ne ha fatto uscire mille lingue di fuoco per farmi tornare a casa con un paio di giorni di ritardo (in fondo il peccato non era così grande). In aramaico infatti Eyjafjallajokull significa "grande eruzione vulcanica rompipalle usata per punire piccoli peccati". Quindi chiedo scusa ufficialmente a tutti quelli che hanno perso l'aereo, che non sono potuti andare a meeting, riunioni, fiere, vacanze, cerimonie, appuntamenti, fine settimana, rincontri, viaggi e feste, prometto che non lo farò più. Ma per Sofia, questo ed altro. ValigieMartedì, 13 aprile 2010
Di nuovo in partenza. La valigia a strisce si sta riempiendo di calzini, maglioncini e bottiglie di ron Arehucas. Mancano le scarpe da cerimonia e si può chiudere la zip. Già.. che triste fare la valigia da soli. E' come mettere via l'indispensabile per tre giorni e nient'altro. Niente litigate su quante scarpe ti stai portando o che ci metti a fare un costume se tanto in Italia non è ancora arrivata nemmeno la primavera. I miei calzini sono così abituati a dividere lo spazio con quelli di Yasi che vederli li, soli soletti, mi fanno quasi pena. Si nota che non hanno la minima voglia di sopportarsi diverse migliaia di chilometri nella triste solitudine di una valigia mezza vuota. Nessun calzino con un chihuahua, niente mutande di hello kitty ne tanto meno pigiami rosa. Quasi quasi mi porto via a Sven giusto per non sentire la nostalgia.
Era veramente tanto che non viaggiavo da solo. Se penso a quante volte ho dovuto affrontare l'aspro cammino che mi portava prima a Bologna, poi a Milano, poi a Malpensa, poi ancora a Madrid e infine dopo tanti estenuanti chilometri poter dire di essere arrivato a Las Palmas tutto d'un pezzo, magari una decina di ore dopo. E poi di nuovo a Madrid, Malpensa, Milano, Bologna, e infine con il regionale che sbuca solitario tra le case di Pesaro e si affaccia sul mare.. poter dire di essere arrivato a casa. Che nostalgia quell'emozione di sfrecciare a velocità tartaruga tra i condomini del centro di Pesaro, fino ad imboccare quel tratto di ferrovia che si apre sul mare. E' come una secchiata d'acqua in faccia, dopo tanti chilometri di pianura padana e collina marchigiana, si apre l'orizzonte sull'oceano Adriatico e si respira quella calma tipica del lago di montagna. Sarà che mi ricordo molto più nitidamente il mare d'inverno, o sarà che tendo a comprare con l'oceano Atlantico, però ho impresso nei ricordi la spiaggia di Pesaro con quattro signore passeggiando sul lungo mare e un paio di vecchietti in bicicletta. E il mare calmo. Come sempre. Più semplicemente, non ho voglia di tornare a casa da solo. Sarà che da un paio di anni a questa parte sono abituato a tenere due famiglie, una storica di tutta la vita, e un'altra molto più mia, che quasi potrei dire che ho costruito con le mie mani. No, l'abbiamo costruita a quattro mani. Ci è costato sudore, impegno, ma anche risa e soprattutto tanta voglia di riuscirci. E ha assorbito tutti i miei pensieri e i miei progetti per il futuro. Quindi la sola idea di dover riempire la valigia con le mie cose e assentarmi per qualche giorno mi fa venire il mal di pancia. Inutile far finta di niente, i ravioli e la pizza di Offagna non danno così gusto se a mangiarli con te non c'è l'unica persona con cui vorresti davvero condividerla. Quindi niente, a rimboccarsi le maniche e affrontare il viaggio, con il mio libro di Giapponese a farmi compagnia. Per fortuna che ci sarà Sofia ad aspettarmi a casa per farmi splendere di nuovo il sorriso. Per non sembrare ostentatamente triste, ci vuole qualcosa per tirare su il morale. Abbiamo scovato si Youtube il video di questi ragazzi Nord Irlandesi che si sono girati il video del loro nuovo singolo a Gran Canaria. Complimenti per la canzone e bravi loro per la scelta della location. Nel video appaiono un hotel di Las Canteras, le strade di Vegueta, il parco del Roque Nublo, un parco giochi del sud e le dune di Maspalomas. Da vedere. Habemus 10MbDomenica, 4 aprile 2010
E abbiamo pure un iMac da 27 pollici, per il quale ci siamo comprati una signora scrivania con una signora sedia del potere con ruote. Ma aspettando di pubblicare un paio di foto (o di video) nel frattempo gioiamo insieme per l'arrivo nella nuova casa di internet ad alta velocità!
Ok, effettivamente serve a qualcosa avere degli agganci nel più grande internet provider di tutta Spagna, e chissà anche il fatto di vivere a 500 metri dalla centrale del mio quartiere. Sta di fatto che stamattina mentre scaricavo un software per il nuovo iMac mi sono trovato questa piacevole sorpresa: 1 mega intero in download fissoooooooo! E visto che non ci credevo del tutto, sul mac (dovremo trovargli un nome più altisonante.. chiamiamolo per il momento "La Mela") ci siamo collegati a Youtube e ci siamo visti il video di Telephone di Lady Gaga in HD a 1080p in tempo reale! So che per la maggioranza della gente queste abbreviazioni e codici non significano niente, quindi lo spiego più facile: INTERNET VA VELOCE UN BEL PO'! Con tanto di chiamata via Skype con webcam per vedere alla nipotina più bella del mondo in un mega schermo panoramico. Non è lo stesso che sbaciucchiarmela dal vivo, però per quello dovrò aspettare solo una decina di giorni.
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