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C'era una volta San BorondónDomenica, 28 marzo 2010
Immaginiamo un'isola. Come tutte le isole è circondata dal mare. Ma a differenza delle altre, questa è scomparsa.
Ma iniziamo dal principio della storia. Probabilmente tutti conoscono la storia di Atlantide, visto che Platone ne ha narrato la storia nei suoi Dialoghi. Platone descrive un'isola straordinariamente grande, fuori dalle colonne d'Ercole. Ma la storia di Atlantide si fonde nel mito, visto che sarebbe stata fondata da Poseidone (poi conosciuto come Nettuno) e abitata da una razza di uomini altamente destri nell'arte marinara e della guerra. Ma ahimè, la storia termina con la distruzione di questo immenso continente per mano di un cataclisma che lo confinerà al fondo del mare. Amen. La storia di San Borondón, si incrocia in molti punti con quella di Atlantide. E' una leggenda Canaria che narra di una isola che appare e scompare, ma che alcuni esploratori giurano aver calpestato. Credo che il primo relato ufficiale al riguardo fu per mano di Viera y Clavijo, uno scrittore storico di Tenerife che nel 1772 redatta la Historia General de las Islas Canarias. Ma anteriormente, in molti fecero riferimento a questa isola misteriosa, chiamata da alcuni "inaccessibile", Antilia o Encubierta. Ora, prima di andare avanti, bisogna fare un'ulteriore premessa. C'è un noto effetto chimerico al sorgere del sole, che in giornate nuvolose con un particolare riflesso delle nuvole in lontananza si può percepire l'impressione di vedere un'isola dove in realtà c'è solo mare per centinaia di chilometri. Io stesso ho avuto la fortuna di provarlo. Dal lato orientale di Las Palmas, sono riuscito a scorgere il profilo delineato e per niente sfocato di un'isola diverse centinaia di chilometri più a sud di Fuerteventura. Ovviamente più a sud di Fuerteventura non c'è assolutamente niente che non sia Gran Canaria stessa, quindi era ovviamente un'illusione ottica. Ma terribilmente reale. Detto questo, c'è anche da considerare che alla gente piace raccontare delle grosse cazzate. Molti sono quelli che hanno giurato averci messo piede e addirittura aver perso uomini nel tentativo di ancorare e scendere sull'isola. Ma stiamo parlando di gente che non aveva una grande cultura e si beveva qualsiasi sciocchezza se ben raccontata. Qualcuno ha anche fatto un disegnino di come sarebbe apparsa l'isola di San Borondón, senza però scendere minimamente in dettagli. Ma c'è un ma. La leggenda di San Borondón viene da molto lontano. Non geograficamente, ma lontano nel tempo. Immaginiamo che la maggior parte dei racconti al rispetto si deve al periodo di fioritura della navigazione oceanica, intorno al 1700. In questa epoca oltre ad aver sviluppato buone pratiche marinare, a bordo delle navi c'era sempre almeno una persona in grado di scrivere, così da poter documentare i vari viaggi e le varie transazioni economiche. Ma anteriormente a questa epoca, poco era possibile. Le navi erano ben più simili a bagnarole e il livello culturale medio di un marinaio era sulla media degli attuali partecipanti al Grande Fratello. Quindi immaginiamo di trovarci nel 1400-1500, anteriormente alla scoperta dell'America, esplorando il tratto di mare a occidente delle Isole Fortunate (le Canarie, per intenderci). A bordo del peschereccio, una decina di personaggi con barba lunga e livello culturale alla Francesco Totti, sballottati dal mare e in balia dello scorbuto. In quel momento, qualcosa all'orizzonte. Non è esattamente un'isola, o meglio, è solo un isolotto. Niente a che vedere con il mega continente descritto da Platone, ma più simile a una punta di iceberg ferma in mezzo al mare. Si ritorna sulla terra ferma e si racconta la storia, pochi ci credono, e quei pochi se ne fregano della storia perché in fondo chi se ne frega di un pezzetto di terra disabitata nel mezzo del mare. Fine della storia. Ma c'è un altro ma. Infatti in questa epoca, oltre a bravi naviganti ed esploratori, iniziano a proliferare anche bravi cartografi. E se c'è una cosa che sanno fare i cartografi in questo secolo, è fondere esperienza diretta con miti e leggende. Un esempio meraviglioso è questa mappa del 1707 ad opera di Guillaume Delisle, un cartografo francese. Ne ho ritagliato un pezzetto per indicare la parte più interessante: ![]() Ci sono diversi dettagli interessanti. Il primo è che le 7 isole Canarie della destra del disegno sono ben collocate. Sembra banale, ma in quasi tutte le mappe di quest'epoca le isole Fortunate hanno dimensioni spropositate, sono mal collocate le uno rispetto alle altre o con forme un po' azzardate. In questo caso invece sono perfettamente allineate, e addirittura sono presenti nella mappa delle isole minori che anteriormente non venivano riportate. Questo per dire che questo Guillaume ci sapeva fare. Qui ad esempio una mappa moderna. Ma appunto questo cartografo francese era così bravo, che oltre a riportare esattamente le forme e la collocazione delle varie isole, include un'isola addizionale, ma stavolta aggiungendo una nota: Ence parage quelques auteurs ont placé la fabuleuse Isle de St. Borondon e che se il mio scarso francese non mi tradisce significa qualcosa come "In questo luogo alcuni autori hanno posizionato la favolosa isola di San Borondón. O per dirlo in altri termini, che lui non c'è stato e non l'ha vista, ma diversi prima di lui l'hanno posizionata lì e con quella forma. E lui ci credeva. Tra questi "alcuni" ci sono il famoso Paolo Toscanelli, un Italianissimo matematico, astronomo e cartografo che realizzò uno studio oceanico per il re di Portogallo. Toscanelli misurò l'oceano in 6.500 miglia nel quindicesimo secolo, misure che furono adottate da Colombo nella sua ricerca delle Indie. Ma Toscanelli aggiunse che una volta lasciate le coste portoghesi, avrebbe incontrato un'isola in mezzo al cammino, a 2.500 miglia, chiamata Antilia. Colombo sulle indicazioni erronee di Toscanelli raggiunse l'America, e battezzo con il nome di "Antille" le isole che incontro nei Caraibi, molto più in la delle 2.500 miglia in cui la aveva posizionata Toscanelli. Però il fatto che Colombo non la incontrasse, non significa che no ci fosse. Questo è uno schema delle indicazioni di Paolo Toscanelli: ![]() Come dicevo prima, le indicazioni di Toscanelli furono poi riprese da Delisle per la sua mappa di altissima qualità che ho riportato più in alto. Ma anche un altro autore sostenne la teoria di una isola a occidente dell'arcipelago Canario, a 2.500 miglia dalle coste di Lisbona. Un'altra mappa francese, di autore sconosciuto, riporta fedelmente la localizzazione di San Borondón a ovest di La Palma e El Hierro: ![]() E fino a qui, possiamo constatare che San Borondón rimane fra il mito e la leggenda, visto che le uniche prove sono delle mappe di più di cinquecento anni fa, e non del tutto attendibili. Corretto. Ma c'è dell'altro. All'inizio della storia ho accennato la vicenda di Atlantide, raccontata da Platone. E' importante sottolineare che già in quell'epoca (siamo più o meno nel 400 a.C.) c'erano dei bravi marinai in giro. Lo dico perché già si ha notizia della scoperta delle Canarie per parte del cartaginese Hannon il navigante già nel 570 a.C, ma ancora prima alcuni coloni nord africani si sono stabiliti proprio alle Canarie fondando la civilizzazione Guanche. Lo dico perché per arrivare a farsi un sacco di strada e scoprire le Canarie a farsene un po' di più e avventurarsi nel mezzo dell'oceano Atlantico il passo è breve. Quello che voglio dimostrare è che qualcuno ha veramente messo piede a San Borondón, ma non ha avuto la possibilità di scrivere un libro o disegnarne la mappa, perché non ne era capace. Nei secoli altre persone probabilmente l'hanno seguito, alimentando l'idea che ci fosse veramente un'isola a ovest delle Canarie. Ma quando i grandi esploratori portoghesi e spagnoli partirono per il nuovo mondo, nessuno si imbatté in questa famigerata isola. Creando appunto il mito dell'isola fantasma. Ma cosa è successo nel frattempo? Cosa ha portato un'isola a scomparire in poche centinaia d'anni? Ecco la mia teoria, dopo una bella e lunga introduzione. Che San Borondón esistette, ma che una forte esplosione vulcanica se la riportò sotto il livello del mare, facendola letteralmente scomparire. So che la teoria sembra un po' bizzarra, ma penso avere delle prove. In primo luogo, va definita la creazione di un'isola vulcanica. La faglia che attraversa l'Atlantico è caratterizzata da Hot Spot, o punti caldi, detti così per la loro caratteristica di essere buchi nel mantello della crosta terrestre che presentano attività vulcanica. Le Canarie sono nate probabilmente in questo modo, per una fuoriuscita di lava ad altissima pressione che solidificando ha generato sette isole e diversi isolotti. La più recente delle 7 è Tenerife, che presenta il picco vulcanico più alto del mondo e la montagna più alta di Spagna, con i suoi 3.718 metri e più di 7.000 metri dal fondo oceanico. Lanzarote invece vince l'Oscar come isola più attiva, visto che l'ultima eruzione si verificò appena 200 anni fa, nel 1824. San Borondón potrebbe essere nata allo stesso modo, ma aver subito un incidente di percorso. Si chiama Guyot, e wikipedia lo definisce rilievo sottomarino di origine vulcanica, dalla caratteristica forma tronco-conica, soggetto ad erosione della parte superiore durante il periodo di emersione. In altre parole si tratta di una montagna sottomarina di origine vulcanica, la cui cima è stata erosa dal vento e dal mare in un periodo remoto in cui emerse dal mare e poi sprofondò nuovamente. Questa storia mi ricorda le parole di Platone, ovvero un'esplosione devastante che sommerse Atlantide. Un guyot non è altro che il resto di un'isola vulcanica una volta sommersa. E di isole che sommergono ne abbiamo a bizzeffe. Un esempio molto recente è l'isola di South Talpatti, un'isoletta contesa tra India e Bangladesh, che semplicemente è sprofondata sotto al livello del mare. Immaginiamo cosa accadrebbe nel caso di un'esplosione vulcanica. Bé visto che in fondo non è così difficile far scomparire un'isola (cosa direbbe John Locke?), manca solo un ultimo tassello al puzzle. Ovvero, per quanto possa sprofondare, un'isola non scompare. Deve rimanere qualcosa. Niente di visibile da una nave, ma un sonar, o meglio un satellite dovrebbe poter individuarla. Tornando al guyot, questa è la forma che dovrebbe avere secondo la wikpedia. Una specie di cilindro o cono troncato alla cima e a pochi metri dalla superficie del mare. Basterebbe avere un satellite con abilità di individuazione sottomarina e puntarlo approssimatamene dove il nostro amico Paolo Toscanelli ha posizionato "Antilia" secondo le indicazioni di centinaia di anni prima. Uff.. e dove lo trovo un satellite del genere? Easy, si chiama Google Earth. Quindi nella speranza di trovare qualcosa, apriamo Google Earth, lo posizioniamo a metà Atlantico, cerchiamo le Canarie, ci spostiamo un po' alla sinistra di La Palma e El Hierro e cerchiamo qualcosa di sommerso con forma di cono troncato.. ..cazzo c'è! Ed è pure grosso! ![]() Si chiama Great Meteor Tablemount. Tablemount è un altro nome per guyot. Quindi abbiamo trovato un guyot (che è un'isola vulcanica sommersa) che si trova proprio dove Toscanelli e gli altri prima di lui lo avevano indicato. Curioso no? Però manca ancora qualcosa. Facile dire che si tratti di un guyot. Per quanto ne sappiamo, l'oceano è cosparso di montagne sommerse, perché proprio questa dovrebbe essere stata emersa un paio di millenni fa? E come ha fatto un'esplosione vulcanica a farla sprofondare di migliaia di metri? Domande legittime. Ma c'è una risposta. In primo luogo, conoscendo un minimo di geologia, sappiamo che un vulcano può fare un bel casino. Ovvero può apportare migliaia di metri fuori dal mare (il Teide è sbucato fuori per quasi 4000 metri) e sicuramente ne può far scomparire altrettanti. Ma pretendere che diversi chilometri di terra spariscano in pochi anni, geologicamente parlando, è un po' azzardato. Ma non abbiamo ancora parlato di quanto è sprofondata la nostra fantomatica San Borondón-Atlantide. Mille metri? Duemila? Andiamo a controllare con il Google Earth. Ebbene, seguendo il profilo irregolare del guyot, e cercando il punto più vicino alla superficie, sono riuscito a ottenere un valore sorprendente. Alle coordinate 29º55'34,42" N, 28º40º13,57" O l'isola si trova a soli 48 metri sotto il livello del mare! ![]() Solo 48 cazzosissimi metri! Potrei scenderli tranquillamente anch'io con un paio di bombole normali e senza nessun tipo di preparazione speciale. Ok, ad essere onesti non si potrebbe scende con aria non miscelata a più di 45 metri e non rimanerci più di 25 minuti (pena la saturazione di tutti i tessuti e un'embolia come un pallone da calcio), ma ad ogni modo è quasi a portata di mano. Ossia che quest'isola in realtà è sprofondata solo di qualche decina di metri, coincidendo perfettamente con la teoria dell'esplosione vulcanica. Ma a quanto pare nessuno ha mai provato ad avventurarsi nella zona per vedere cosa c'è su quel tronco di cono affossato di pochi metri. Probabilmente nessuna civiltà superiore come descrisse Platone, ma dopo tante mappe, storie e leggende, credo che possiamo concludere affermando che potrebbe trattarsi della leggendaria San Borondón, e chissà anche della tanto sognata Atlantide. Un'isola misteriosa, scomparsa chissà solo qualche centinaio di anni fa per via di una esplosione vulcanica, che ora dorme tranquilla nascosta proprio sotto i nostri occhi. Meno di 50 metri di acqua fredda ci separano da risolvere uno dei più grandi misteri del mare, chi verrebbe con me a farsi un bagnetto? Chicharrero de corazón!Sabato, 27 marzo 2010
Un'altra settimana a lavorare di notte come i fornai e i pasticcieri. Ormai mi sono abituato al ritmo dormi-veglia di 12 ore sfasate, posso ritenermi preparato per fare l'astronauta. Ad ogni modo, secondo Learn Something Every Day, ci vogliono 2 settimane di veglia forzata per uccidere una persona, quindi vado piuttosto tranquillo. E poi uno sfrutta questo orario per fare cose che altrimenti a nessuna persona dotata di intelligenza verrebbero in mente, come scattare foto della città appena sveglia. Voglio vedere la differenza con la settimana prossima quando ci sarà l'ora legale e inizieremo a vedere l'alba salire ad un orario diverso.
Queste sono le strade tra il mio ufficio e la fermata dell'autobus alle 7 della mattina, mentre soffoco gli ultimi sbadigli prima di mettermi a letto. I più raffinati l'avranno già notato, le foto sono scattate con l'iPhone che Yasi si è scordata da me in ufficio. Maledetto sia il mondo della mela, dopo tante resistenze abbiamo ceduto anche noi al peccato originale. Come Adamo ed Eva ci siamo lasciati tentare dal frutto di Steve Jobs e ora aspetto la punizione divina (pensandoci su, nessuno ha mai pensato che al chiamare la propria impresa "Apple" questo tale Steve non abbia voluto fare un riferimento all'oggetto del desiderio che poi sarebbe diventato con il tempo?). Quindi dopo quel nostalgico duemila e qualcosa quando convinsi i miei a comprarmi il mio primo iPod, che ancora conservo gelosamente e uso spesso, siamo arrivati a tener in casa la considerevole cifra di: un iPod Video quarta generazione 30Gb nero, un iPod Nano 2ª (o 3ª?) generazione rosa da 4Gb, un iPod shuffle terza generazione 2Gb verde, un iPhone 3GS nero da 30Gb e finalmente un cazzutissimo iMAC 27 pollici con un processore quadcoreeeeeeee! Mi suona tanto a HARDCORE PUMPUMPUMPUM! Per fortuna che l'iPad non è ancora uscito, anche se sto facendo un serio pensierino con l'iPiada. Però il mostriciattolo da 20 chili e 27 pollici di diagonale avrà la sua propria stanza nella nuova casa, stanza che non vedo l'ora diventi uno studio di registrazione. Uff se penso che già siamo alla fine del mese e ancora siamo in altissimo mare con il trasloco.. Per fortuna che ogni tanto ci sono problemi che si risolvono da soli. Infatti, a che serve tanta tecnologia e tante mele sparse per casa, se poi non abbiamo internet? Uno pensa che lavorando dove lavoro dovrebbe essere facile ottenere un buon prezzo e un buon servizio al momento di contrattare una nuova linea del telefono, pero evidentemente le cose in Spagna vanno esattamente come in Italia. Ovvero, che se non smuovi qualche pietra nessuno lo farà per te. Quindi dopo aver passato una settimana sul sito della compagnia telefonica cercando di farmi attivare la linea senza risultato, dopo aver chiamato al servizio di attenzione ed avermi risposto che non c'era problema ma che però mi avrebbero messo in conto una cinquantina di euro per l'attivazione della linea (sticazzi), alla fine sono dovuto scendere al famoso aggancio. Ieri sera alle 11 della notte ho finalmente realizzato la richiesta per 10Mb beccandomi la mega offertona di un anno a metà prezzo, e stamattina alle 10 mi chiamano per sapere se avevo problemi per l'installazione della linea in mattinata. Ossia ricapitoliamo. Se sei un utente stronzo qualsiasi, devi aspettare giorni prima che qualcuno di caghi, poi oltre a farti pagare un sacco di soldi per una linea di 6Mb ti ci aggiungono pure l'installazione (??) della linea e ti danno come data disponibile per l'installazione il 20 di aprile (che è fa un mese). Se invece passi per la corsia VIP, ti offrono la 10Mb a metà prezzo durante un anno, router wireless gratis, installazione gratuita e te la passano a montare in mattinata!! Poi dicono che è ingiusto essere raccomandati.. in realtà è solo invidia. Adesso che pure questa è risolta, mi manca solo trovare un posto per il mio orticello. Mi sa che dovrò portare tutto in terrazza (ossia su quello che sarebbe il tetto), a parte Carmelito e Carmelote che rimangono in casa al lato della finestra. Ora che ci faccio caso, mi sa che non ho ancora pubblicato nessuna foto di Carmelote. Per la cronaca, è un Ficus di un tipo abbastanza strano che ancora non ho saputo individuare in nessuna guida, con le foglie scure e perfettamente rotonde, che mi ha regalato la mia suocera per il compleanno. E' giovane però è piuttosto cresciutello, quindi quando si rimetterà in forze dal travaso gli aspetta una bella potatina. Non è il miglior momento ma se non lo faccio adesso poi dovrò aspettare fino all'autunno, quindi vedrò di trovare una giornata fresca per dargli una spuntatina al ciuffo. Sarà una crudeltà non poter tenere l'orticello sul balcone, mi ero abituato ad aprire la porta-finestra e annaffiare il campo, però fa niente, ormai i peperoncini e il basilico sono abbastanza cresciuti da non aver bisogno di cure giornaliere, quindi penso che sopravviveranno bene anche al piano di sopra. Ma prima di chiudere, il motivo per cui ho iniziato a scrivere: Chicharrero de corazón! Premessa, chicharrero è il nome colloquiale degli abitanti di Tenerife (si legge ciciarrero). La seconda premessa è più importante: se non avete visto l'ultimo episodio di Lost e ci tenete a non sapere niente fino ad averlo vito, SMETTETE DI LEGGERE QUI. Ora, se non vi interessa il mio avviso di spolier, ho bisogno di scriverlo per riuscire a crederlo. Yasi stamattina (o pomeriggio che dir si voglia) mi sveglia tutta affannata perché non poteva vivere con l'attesa di vedere l'ultimo episodio di Lost. Le avevano già raccontato di cosa andava la storia e non poteva resistere. Per fortuna non sapevo niente, e prima che me lo raccontasse ho ceduto e ci siamo messi a vederlo con pizza e cocacola. Morale: che viene fuori che Richar Alpert, l'uomo senza tempo, in realtà un tempo era un comune Chicharrero, e viveva in El Socorro, nella cost est di Tenerife*! Inutile dire che c'è stato un tripudio di gloria e senso della patria al vedere che i creatori di Lost hanno voluto fare un omaggio alle Canarie usandole come luogo di nascita di uno dei personaggi più emblematici della serie. Oddio, che se uno si mette su Facebook la gente è divisa tra odio per essere di Tenerife (e non di Gran Canaria) e amore, visto il numero di gruppi dedicati all'appartenenza onoraria di Ricardo nelle schiere di Tenerife. Il gruppo più bello, che è appunto Richard Alpert, Chicharrero de Corazón, è già pieno di foto che testimoniano la presenza di Richar a veri momenti della vita rurale di El Socorro. In fondo non potendo invecchiare è da un pezzo che lo si vede da quelle parti. Ecco alcune testimonianze di Richar a Tenerife: In ordine di apparizione: Richar durante la Romería de El Socorro, Richar durante la manifestazione contro la costruzione del porto di Granadilla, Richard allo stadio preoccupato per il Tete, Richard nella guagua per El Socorro e Richard lavorando come istruttore con le foche del Loro Parque. * Ci sono due "El Socorro" a Tenerife, uno a Güímar che sta appunto nella costa est e era abitato già nel 1800, e l'altro sta a Los Realejos, nel centro nord dell'isola, che effettivamente anche questo era già abitato nel '800 e era un po più verde come zona. Ma in fondo, chi se ne frega. Ma la parte più bella è sentire a Richar e a Hurley parlando in spagnolo, entrambi con accento centro-americano (Hurley se non sbaglio è Portoricano e Richard mezzo Cubano).. e pure sottotitolati in inglese! Che momento meraviglioso.. La primavera nell'isola dell'eterna primaveraDomenica, 21 marzo 2010
Finalmente la primavera! E per festeggiare la fine dell'inverno, cosa c'è di meglio che andare al mare, fare il bagno e fortuna la crema solare se no anche scottarsi un po'?
Già, non ci credo neanch'io, crema solare a marzo. Tempo addietro, sarei stato titubante all'idea di spalmarmela a ferragosto, ma con le scottature non si scherza. Qui il sole picchia. Quindi come lamentarmi, se a Stoccolma sono -2 gradi, in Italia una quindicina, e qui superiamo i 30. Ma non posso vantarmi nemmeno di aver fatto il primo bagno dell'anno a marzo, quello me lo sono goduto già da un po'. E' appena andata via quella la nuvola di sabbia in sospensione, e la settimana prossima mi aspetta una lunga settimana di straordinari e di trasloco, quindi quale modo migliore per celebrare l'ultima domenica in questa casa che.. non starci? Il mare è senza dubbio la migliore opzione. E chi se ne frega se la casa si riempie di sabbia, tanto dobbiamo pulirla comunque prima di lasciarla, quindi tanto vale goderci questi momenti prima di passare a una casa con parquet. Quasi non ci credo. E' curioso come grazie al Facebook (di Yasi) la gente che ti ferma per strada non ti chiede come stai o come va la vita ma ti dice chiaro e tondo "Cazzo che invidia, quando mi inviti nella casa nuova? E' grandissima, magari io!" Che gusto. Effettivamente la casa è grandissima, c'è spazio per tutti, quindi via alle telefonate. Ma ci vuole ancora qualche giorno. E a proposito di Facebook, c'è chi dice che assomiglio a Michael Bublé.. sarà il sorriso o la pancetta?! Pulizie di primaveraGiovedì, 18 marzo 2010
Se penso a quante cose ho in mente di scrivere in queste righe e poi non trovo il tempo/voglia e dico lo faccio più tardi.. bé in questo caso il "più tardi" significa che non mi sono fatto sentire per un po' troppo. Soprattutto visto il numero di novità in casa. Infatti a parte essere felice di sapere che non sono l'unico che sta facendo le pulizie di primavera, nel mio caso si tratta di pulizie decisamente radicali. A parte il fatto che ancora non siamo in primavera (ma dirlo in un'isola in cui è primavera tutto l'anno fa ridere), la casa si sta trasformando in un magazzino di Ikea. Tutto quello che una volta era allegramente distribuito se mobili, mensole e cassetti vari ora ha il suo proprio scatolone con nome scritto sopra a pennarello. Perché? Perché si cambia di nuovo casa!
Ma a differenza dell'ultimo trasloco, questa volta abbandonare questa casa ci costerà un paio di lacrime. Infatti non ce ne andiamo per necessità, ma più che altro perché era ora di fare un piccolo salto di qualità e deciderci a trasferirci a una casa più grande. Continuo a ripetermi che forse non troveremo mai più una casa come questa, bellissima ma purtroppo altrettanto piccola. Ci sono troppe cose che non si possono fare in un appartamento composto da camera da letto, salottino e cucina. Quindi bravi noi, abbiamo trovato questo nuovo castello di quasi un centinaio di metri quadrati, nella stessa zona, con tanto spazio da poter lasciar i criceti liberi di correre per tutta la casa senza rischio di prenderli a scarpate. Il pavimento è tutto in parquet, avremo una stanza degli ospiti e un'altra stanza che si convertirà in studio di registrazione. Infatti dopo tanti iPods era ora di fare il salto di qualità e comprarsi una mela di quelle grosse. Diciamo di 27 pollici. Però prima di iniziare a festeggiare meglio ricordarmi che abbiamo ancora un trasloco da fare, quindi scatole e scatoloni, contratti da firmare, contratti da concludere e da riaprire nella casa nuova, indirizzi da aggiornare, telefono da cambiare.. insomma ci aspettano un bel po' di pulizie di primavera. PS: Il tempo ci rema contro. E non parlo del tempo metafisico, ma del clima. Sicuramente quasi tutti hanno visto almeno un documentario sulle tempeste di sabbia che infliggono non pochi problemi nelle zone desertiche tipo il Sahara. Bé, queste tormente viaggiano ogni tanto un paio di centro chilometri per arrivare a scaricare tanta ma tanta sabbia alle Canarie. Oggi la visibilità era di circa un centinaio di metri. E' come quando c'è la nebbia, con la piccola differenza che in sospensione non ci sono particelle d'acqua finissime ma sabbia. Prova a respirare aria e sabbia tutto il giorno e poi a soffiarti il naso.. altro che castelli di sabbia! RomeríoGiovedì, 4 marzo 2010
Nel sud della Spagna e più nello specifico alle Canarie, c'è una tradizione popolare piuttosto antica chiamata Romería, che è la festa più importante di ogni paesino. E' una specie di sagra, anche se invece che mangiare tortellini e strozzapreti (senza dimenticare la santa sagra del Tartufo), si festeggia molto più alla Spagnola: Alcool e musica. Ok, la teoria è che siano feste religiose, quindi si tira fuori la Madonna e si porta a spasso un po', la gente si veste con i vestiti tipici Canari, ci sono i mercatini eccetera, ma quando finalmente scende il sole la Madonna torna a casa, si chiudono i mercatini e si aprono i chioschetti e giù di Rum. Vecchie e bambini inclusi. Ovviamente non esiste persona nel paese che scampi alla Romería, anche perché con la semplice fiumana di gente e la musica altissima è impossibile restare a dormire a casa.
Fino a 5 minuti fa non sapevo perché si chiamassero romerías (e probabilmente il 99% degli Spagnoli lo ignora come me), ma secondo la Wikipedia viene della parola Romero che era il nome dei pellegrini che si dirigevano a Roma. Wow. Però la parola Romero significa anche il molto meno cattolico rosmarino. Quindi qual miglior nome che Romerío per il nuovo arrivato in terrazzo?? Il mese scorso avevo comprato un vaso di rosmarino da un fioraio per fare i ceci al rosmarino, visto che trovare rosmarino al supermercato era un'impresa. E dato che ormai il vasetto c'era, ho iniziato a dargli l'acqua e prendermene cura come con il resto delle piantine di casa. Poi stamattina, mentre sporcavo il pavimento che avevo lavato giusto ieri trapiantando i peperoncini, ho guardato il rosmarino e mi sono detto: che sofferenza tenere 4 piantine in un solo vaso, bisognerebbe dargli un po' di spazio.. Una cosa tira l'altra, e a parte buttare una delle quattro piantine perché era già secca, ho deciso di prendere la più attorcigliata e riciclare un vasetto di bonsai che avevo rubato a un Olmo morto e sepolto e con un po' di pazienza è nato Romerío! Non ha per niente la forma di un bonsai, anzi è tutto storto da una parte perché aveva dei rami stile rampicanti, però lo stile verrà con il tempo. Per ora l'importante è che stia in piedi e che con un po' di Vitamina B riesca a recuperare il travaso e la perdita di parte delle radici. Però.. che bello è! Sicuro che fra qualche tempo farà la sua bella figura al lato di Carmelito. Un giorno avrò un vedo giardino per poter sfogare il mio pollicione verde.. A proposito di giardini, stiamo progettando cambiare casa per l'ennesima volta. Stavolta niente fretta visto che l'appartamento in cui siamo adesso è splendido, però ad essere onesti qualche metro quadrato in più e soprattutto una seconda camera non verrebbe male. Così possiamo dare spazio al nuovo (quasi) arrivato in casa: 27 pollici, i5 (o i7, ancora è da vedere), una mela stampata sotto lo schermo.. Vivo in casa con un'artista e mi sembra meraviglioso che riesca a trovare il tempo di praticare e produrre qualcosa di suo. Ogni volta che parlo dell'argomento divento rosso per l'ammirazione sconfinata nei suoi confronti. Non vedo l'ora di vedere montato tutto l'impervio sistema di cavi e cavetti per collegare microfoni, chitarre, piano.. e vedere cosa ne esce fuori! Mi vedo già nascosto come un pipistrello dentro dello studio, più contento che quando ci portavano in gita alla fabbrica di dolci Giampaoli.. che momenti. Sono già un paio di giorni che vaghiamo tra annunci in internet e girovaghiamo fisicamente nel quartiere cercando cartelli di affitto. A quanto pare è un buon momento, ci sono moltissimo appartamenti in affitto e la gente non si muove un granché, quindi chissà riusciremo forse a tirare su anche un buon prezzo. Era la prima volta che una agenzia immobiliare mi chiama per sapere come stavo e se l'appartamento che avevamo visto ieri mi era piaciuto! W la crisi immobiliare! PS: giusto per chiudere in bellezza. Quante cose si possono fare con un mega computer con una mela sopra? Produrre film, produrre musica, editare foto professionali, fare assolutamente di tutto.. anche l'imbecille.
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