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Vada a bordo, cazzo!Martedì, 17 gennaio 2012
Poche volte, in generale, uno si trova nella situazione di doversi prendere una bella ciga (ramanzina). Capita più spesso da bambini, quando si commettono un sacco di cazzate e quando uno torna a casa sapendo di averla combinata grossa, ecco che arriva immancabile la classica sgridata paterna. Mica c'è niente di male, anzi, aiuta a crescere.
Una volta diventati adulti però, per fortuna sono poche le occasioni in cui qualcuno possa permettersi di alzare la voce. Classiche le urla della moglie, un po' meno ma altrettanto fastidiose sono quelle del capo se qualcosa va storto e non sa a chi dare la colpa. Poi, c'è la cazzata più grande della tua vita. Nessuno ti prepara per quella. Molte vite finiscono senza nessun episodio di questa magnitudine. E questo le rende ancora più rare e imprevedibili. Ma quando arrivano, arrivano con la forza di un treno lanciato a tutto vapore contro un muro. E tu sei li, immobile e paralizzato, appoggiato al muro vedendo il treno che ti arriva contro. Ovviamente sai che di te non rimarrà niente più che il ricordo, ma nell'impatto di quelle centinaia di tonnellate di acciaio a velocità folle contro il tuo povero corpo inerme, riesci comunque a sentire tutto il dolore provocato dalla rottura di ogni singolo atomo. Ecco, penso che così si sia sentito il capitano della Costa Concordia, quando per fare lo sciapo, ha mandato a picco la sua nave con tutto quello che c'era dentro. E ci sono stati morti. Per cui spero e farò in modo, che questa conversazione telefonica tra il comandante della Capitaneria di Porto e il capitano della nave da crociera rimanga sempre presente nella mente delle genti. Che in una società in cui siamo abituati a farla sempre franca, ci sia qualche bell'esempio a ricordarci che se abbiamo una responsabilità (sopratutto come questo individuo, che include la vita dei passeggeri e dell'equipaggio) dobbiamo saperne intendere il valore. E rispettarlo. Altrimenti, dobbiamo pagare il conto. Mi piace l'espressione che ha usato il comandante della Capitaneria di Porto cercando di mantenere l'ira che gli bruciava dentro mentre quell'altro abbandonava la nave: Guardi Schettino che lei si è salvato forse dal mare ma io la porto... veramente molto male... le faccio passare un'anima di guai. Vada a bordo, cazzo!» (link alla trascrizione del Corriere della Sera) Reporter urbanoDomenica, 15 gennaio 2012
Se c'è una cosa che mi piace del correre per la città, a parte bruciare calorie, è proprio la possibilità di scoprire luoghi nuovi, prendere strade mai percorse e che mai avrei percorso senza questa scusa. Anzi, pensandoci adesso, ho proprio iniziato a correre perché ero da solo nell'isola de La Palma, sperso e senza niente da fare. Quindi con un po' di buona volontà mi sono rimboccato le maniche, caricato musica nella BB e via verso il lungomare di Cancajos. E poi, il giorno dopo, a Puerto Naos. E così via, percorrendo gran parte di Las Palmas, tra il lungomare del porto e Las Canteras, ma anche al sud, a Tenerife, El Hierro..
Ma parlando di posti in cui non sono mai stato nei miei ormai 4 anni a Las Palmas, c'era proprio la spiaggia de La Laja. E' una spiaggia di sabbia nera che è la prima che si trova un po' fuori Las Palmas, ed è proprio la prima cosa che si vede della città arrivando dall'aeroporto. Da poco, per arrivare finalista come capitale della cultura 2016, hanno anche montato una statua di un tritone che indica con un braccio proprio a Las Palmas. Mi sembrava una pena andarmene da Las Palmas senza aver mai messo piede nella spiaggia di La Laja, ma visto che con Yasi non sarei mai potuto andarci (dato che si trova tra lo scarico di una fogna e quello di una centrale elettrica), sono dovuto andarci da solo sfruttando la scusa della corsa. E devo dire che ne è valsa la pena. Anche se era già di notte, il panorama era stupendo. Las Palmas lontana sullo sfondo, mentre seguivo il lungomare quasi deserto e frequentato a quell'ora solo da altri corridori come me. Ed ecco che mentre mi avvicinavo al centro della spiaggia, quasi come se niente fosse mi incontro a un UFO. Dico sul serio, un UFO. Ma non della serie scia luminosa accecante nell'aria, nossignore, di quegli UFO stile mostro finale di Metal Slug. ![]() A differenza di quest'ultimo però, il mio UFO aveva già spirato l'ultimo sospiro, e giaceva immobile arenato a metà spiaggia. Grande, con forma semisferica, appoggiato su un lato. Ma forse la cosa che più mi sconcertò fu il fatto che questo pachiderma arenato dava ancora segnali di vita. La punta di quella che si sarebbe potuta chiamare antenna, emetteva ancora una specie di bip luminoso sotto forma di lucina rossa. Era una luce intermittente molto lenta, come un ultimo disperato mayday verso il resto della flotta ormai lontana anni luce. Quando arrivai all'entrata della spiaggia, non potei resistere alla tentazione e mi avvicinai alla balena interstellare. La prima cosa a cui pensai fu la possibilità di collegarmi a google dal telefono e cercare il numero della NASA. Vagli a spiegare che hai appena trovato una nave spaziale affossata nella spiaggia de La Laja.. Ora che ci penso, quello che sto per descrivere forse non è mai successo. Forse, ma solo forse, ho davvero trovato il numero della Nasa, gli ho dato uno squillo e comunicato il modo di arrivare fino a me. E forse qualcuno ha intercettato la chiamata, sono arrivati i Marines in quattro e quattr'otto e hanno messo tutto sotto sorveglianza militare defcon uno. Poi mentre non credevo ai miei occhi mentre vedevo uscire un alieno dalla carcassa della sua astronave, due signori vestiti di nero mi si sono avvicinati con un apparato di metallo con forma di pennarello e mi hanno sparaflesciato con una luce rossa facendomi dimenticare tutto. Quindi mi hanno impiantato un nuovo ricordo, che più o meno è quanto segue: sono sceso verso la spiaggia e ho incontrato due signori con faccia da film di serie B. Uno era una guardia giurata, e l'altro il classico vecchietto sulla settantina con troppo tempo libero. Stavano chiacchierando del più e del meno, quando ho chiesto alla guardia "si sa cos'è st'affare?" E da li iniziò una lunga e ridicola conversazione interrotta spesso dal vecchio, in cui la guardia cerca di spiegarmi che lui non ne sa niente, che lo hanno chiamato dicendogli che sarebbe dovuto andare a vigilare una cosa arenata nella spiaggia e passare li la notte al freddo e ad annoiarsi. E che se fosse per lui se ne sarebbe tornato comodamente a casa, tanto chi cazzo lo sposta un affare che secondo loro pesava più di 8 tonnellate da una spiaggia? E poi per farci che? E dove te lo metti, nel bagagliaio della macchina? Ma se è grande come un camion! E in quel momento ho salutato e me ne sono andato, sperando sentire in lontananza un colpo di pistola, a testimoniare che la guardia non aveva retto il vecchio e l'aveva fatto fuori. Per fortuna degli agenti speciali americani, il mio telefono ha una fotocamera di merda, visto che ho anche provato a scattargli un paio di foto nell'oscurità, però niente, si vede solo una macchia scura su un fondo ancora più scuro. Ma ecco che al tornare a casa, esterrefatto per la mia scoperta da reporter urbano, cerco su google "affare metallico grosso un bel po' arenato nella spiaggia de la laja" e cosa scopro? Che non era proprio una nave spaziale. Che secondo i giornali locali era una mega boa parte di un progetto new tech per produrre energia elettrica dal moto ondoso dell'oceano. Che insomma era una specie di mini centrale elettrica alimentate a mal di mare. Bah, certo è che vista di giorno, come in questo video di Antena 3, fa un altro effetto. Se di notte sembrava uno sputnik mal atterrato sulla luna, bé di giorno sembra un transformer sfigato un po' troppo ossidato. Anche se è possibile che l'abbiano colorato solo per farlo sembrare meno pericoloso.. continuo a credere che sia un satellite alieno venuto per studiare se nella terra c'è vita o meno. Ma se scoprono il prezzo della benzina ci pensano due volte prima di venire a farci visita. ![]() PS: Mentre io prendo mi imbatto in una boa arenata, non oso immaginarmi la faccia dei corridori dell'isola del Giglio che la mattina dopo si sono svegliati con immagini come questa. WTF! (FOTO NationaPost) Run for your lifeVenerdì, 13 gennaio 2012
Mentre la donna più bella del mondo è di fianco a me suonando con il suo nuovo ukelele che gli ha portato Babbo Natale, io sto leggendo le notizie un po' imbarazzanti sulla situazione sociopolitica italiana. Ma sono sicuro di voler tornare? Di certo, se fosse per la qualità della società italiana rimarrei dove sto. Poi vabbé, l'Italia è l'Italia, e per fortuna sa tirare avanti da sola.
Ci mancano ancora una manciata di giorni, e un sacco di cose da fare. E tutto condito dal lavoro, che per andare via a testa alta bisogna finire di fare molte cosine per bene, quindi nemmeno lì si può allentare la presa. Dalla metà in poi la strada è stata tutta in discesa, nel senso che il cammino era libero e la mente era talmente alienata che l'unico obiettivo in testa era arrivare. E bravi noi, siamo arrivati, con una buona media complessiva di 6 minuti e mezzo al kilometro e gli ultimi tre kilometri in 18 minuti netti. Not bad. E fra poco si riparte, stavolta per i 10. Un po' come fare Ancona - Falconara Marittima (sul serio!), o Las Palmas - Jinámar. Insomma, un bel colpo. Stavolta però devo studiarmi meglio la playlist, perché partire che suonano i Prodigy va bene, va molto bene, ma quando dopo un po' salta Rihanna, già non ci siamo. Mi chiedo solo: come sarà correre a zero gradi a Milano? Prevedo un lungo inverno correndo dentro casa..
Il primo salutoLunedì, 9 gennaio 2012
Basta girarci intorno, è ora di ufficializzare un po' di cose.
Dopo tante confidenze, smentite, spifferate e segreti, posso finalmente dichiararlo a voce alta: dal prossimo mese cambio lavoro e cambio città! Anzi, cambio pure paese, tié. Forse l'ho già raccontato così tante volte che ormai la storia è solcata nella mente, ma visto che pure qui l'ho sempre raccontata nascondendo qualche dettaglio, ora mi vedo nella ridicola sensazione di non sapere da dove iniziare. Bé, come ho sempre detto (come direbbe Yasi sono più ripetitivo che una cover di Rolling in the Deep) meglio iniziare dal principio. Uff, pensare al principio ascoltando per casualità la colonna sonora di UP, il film della Pixar, e quasi scatta il lacrimone. Ho riscoperto nella mia libreria dei ricordi perduti questo momento che quasi senza saperlo intitolai "Gran Canaria: giorno 0". Era il lontano 2006. E sono passati 5 anni e mezzo. Cazzo. In quel momento, ero steso su un letto pulcioso di un alberghetto di quella che avrei poi scoperto essere una delle zone meno raccomandabili di Las Palmas, senza internet, senza valigia, e affamato. E scoprendo sulla pelle che se sei da solo e in difficoltà, lo Spagnolo non si assomiglia poi così tanto all'Italiano. E spiegaglielo tu al barista di una bettola che parli inglese. Ma come ogni buona volta che uno arriva a toccare il fondo, non resta altra alternativa che non sia risalire. Annaspando, poi in ginocchio, e poi via, saltando libero come una gazzella. A dire la verità, a tirarmi in piedi ci ho messo tipo un giorno al massimo. E poi altri 10 mesi per toccare il cielo. E di nuovo giù, quasi per caso, più vicino ai marciapiedi, come direbbe Loredana Berté. E quando scrissi della separazione con l'isola, o chiamai "L'ultimo lunedì", convincendo a me stesso che in fondo sarebbe stato un giorno come un altro. Un lunedì di addii, ma comunque un lunedì. Fa un po' strano parlare di un'entità astratta dandogli forma reale. E' un qualche tipo di idolatria, sicuro che qualcuno trova la parola giusta da usare. Nel mio caso, l'entità astratta è la vita a Gran Canaria,e la forma reale è proprio quella dell'isola di Gran Canaria. Una specie di tondo storto (esistono i tondi storti??), la cui denotazione mi ricorda tantissimo l'isola di Lost. E proprio come diceva il buon vecchio Jack: Kate, we have to go back!. Ma il ritorno all'isola fu una gran cazzata da parte di Jack e compagnia, mentre che nel mio caso fu l'inizio di una seconda grande avventura. Ripartii leggendo un libro di Paulo Coelho, 11 minuti, carichissimo di adrenalina per la nuova porta che stavo per aprire. Casa nuova, convivendo con Yasi, fine dell'università, ricerca del lavoro e incertezza completa sul futuro. Ed era proprio questo che mi elettrizzava: non sapere cosa ci fosse dall'altra parte della porta. Avevo già vissuto esperienze strapositive e stranegative, quindi dato che nel mio caso non c'è regressione statistica o campana di Gauss che serva a qualcosa, ogni volta è una scommessa a occhi chiusi. E l'ho vinta, alla grande. Da li in poi sono solo grandi giocate fate a metà lavorando sui polmoni e metà botte di culo. Ma nel mio caso non è stata affatto una vita da mediano, ma da attaccante-colpo-di-testa stile Oliver Bierhoff all'Udinese. Scatto, cross a tagliare, testa e gol. Tra cambi di casa, cambi di lavoro, la mia prima macchina, le vacanze in giro per il mondo, due cincillà e un matrimonio. E quando tutto sembrava aver preso un'assurda piega quasi comoda, con la casa definitiva, con un lavoro challenging e con una vita perfetta da giovane sposato, arriva un colpo di vento a rimescolare le carte. C'è voluto un colloquio via skype (al quale tutti mi hanno chiesto se ero veramente vestito o ero in mutande, che tanto su skype non si vede la differenza), seguito da un secondo colloquio e poi da un terzo. Non mi sarei mai immaginato che ci volesse un mese per scegliere un candidato, ma tant'è. E l'ultima telefonata è stata quella buona. Benvenuto a bordo, parole dolci come la melassa. E a bordo significa tornare in Italia. Chi l'avrebbe mai detto? Dopo aver ipotizzato fughe improbabili a paesi arabi e in giro per l'Europa, eccomi proprio nel posto meno immaginato. Adesso sono qui, a dover organizzare di nuovo tutto da zero. L'anno scorso è stato l'anno del matrimonio, quest'anno sarà forse ricordato come l'anno del trasloco a Milano. E cosa mi aspetterà lì? Bah, per ora solo che ci sarà tutto quello di cui ho bisogno, l'unica valigia senza la quale non potrei mai viaggiare: Yasi. Inoltre ci saranno pure due cugine già residenti a Milano da un po'. Mi fa un sacco strano vivere nella loro stessa città. Se ci penso, da quanto posso ricordare, diciamo da 10 anni a questa parte, abbiamo sempre vissuto in città diverse. Ognuno per il suo cammino, tra Germania, Spagna, Inghilterra, e ora come una allineamento astrale, ci ritroviamo vicini di casa. Adoro queste coincidenze della vita, sono una bella boccata di aria fresca. Poi se c'è anche di mezzo lo stress di cambiare casa e cambiare città, bé non si dice di no a chi può darti una mano! Cugine, grazie per l'aiuto, siete fantastiche. Mancano appena 3 settimane al D-Day, vediamo come vanno le cose. Già la prossima settimana dovremo liberare parte della casa per caricare il trasloco (via mare!!) che ci lascerà un po' accampati per quasi un mese. E poi via, verso nuovi lidi, o per meglio dire navigli. E temo anche che in queste tre settimane, avremo tempo di rimpiangere parecchie cose alle quali mi ero piacevolmente abituato qui a Gran Canaria. Meglio non iniziare adesso che se no mi viene la depressione. Diciamone una a caso, giusto per iniziare: ANDARE AL MARE L'8 DI GENNAIO! ![]()
Passet, tack!Venerdì, 6 gennaio 2012
Oggi è uno di quei giorni in cui uno inizia a scrivere qualcosa, lo ritocca, aggiusta i dettagli, aggiunge un paio di foto e poi pubblica. Ecco, questo era quello che sarebbe dovuto succedere se non si fosse impantanato tutto e quello che avevo scritto fosse scomparso come il 447 Air France al largo delle coste Brasiliane (a proposito, un giorno o l'altro scriverò qualcosa al rispetto).
Ma fa niente, l'anno nuovo è appena iniziato e con lui un bel sacco di pazienza da ripartire in momenti come questi. Rimbocchiamoci le maniche e iniziamo di nuovo. Volevo esprimere la mia felicità come padre di due roditori per aver finalmente ricevuto la certificazione ultima della loro vita sociale. Mi spiego: le cincillà, in qualità di mammiferi roditori e animali di compagnia si differenziano dai criceti e dal resto di animali che potrebbero finire comodamente in un forno con delle patate (chi ha detto coniglio in potacchio?) per il fatto che vengono considerate dall'Unione Europea come animali di status superiore. Insomma al pari di cani e gatti, amici dell'uomo per eccellenza. Figo penserebbe qualcuno, ma mica tanto in realtà. Tutto ciò si converte in un sacco di scartoffie da completare e soprattutto in diversi quattrini da spendere. Ma si sa, sono per l'amore che uno riversa nei propri figli pelosi di un'altra madre, quindi va bene tutto. Insomma, per farla breve, da l'altro ieri Pinky e Perry sono ufficialmente figli nostri, hanno ereditato il cognome di Yasi (giuro!!) e sono a tutti gli effetti cittadini dell'Unione Europea! Come e perché? Il come è presto detto, visitina dal veterinario pazzo di fiducia e sbrigare un paio di pratiche. Ay, se penso che proprio ieri erano ancora dei cuccioli e già sono due adulti. Chissà se potranno votare alle prossime elezioni.. Comunque, dicevo che devono sbrigare delle pratiche con il veterinario. Ovvero preparare quello che a tutti gli effetti è il passaporto Europeo degli animali di compagnia! Sembra una cazzata ma oltre ad avere davvero la forma di un passaporto, con tanto di filigrana e codici eccetera, va pure completato con tutte le varie firme e timbri nelle date delle vaccinazioni e del trattamento antiparassitario. Per fortuna che Pinky e Perry non sono mai usciti di casa e non hanno parassiti, se no poveracci avrebbero dovuto affrontare una brutta avventura. Ma la domanda è: come fai a riconoscere che il passaporto corrisponde a una cincillà? C'è mica la foto! Primo, sì che c'è la foto. Secondo, c'è anche il microchip! E mi sa che infilarglielo sotto pelle non deve essergli gustato per niente. Vista la faccia che hanno fatto e le madonne che hanno tirato giù in cincillesco, sicuramente deve aver fatto male. Però la parte divertente è che adesso basta passargli vicino con un lettore di codici e si sente un bip e compare sullo schermo il codice identificativo di Pinky e Perry! E con questo (e con il portafoglio più leggero) è finita l'Odissea delle certificazioni per le cincillà. Da oggi possono volare con noi in cabina in tutta la comunità Europea, Canarie incluse. Però mi sa che lo stress del volo non sarà dei più piacevoli, visto che l'amico veterinario pazzo ci ha lasciato pure un paio di siringhe con una droga tranquillizzante da somministrare prima del volo. Meglio che vadano un po' rincoglionite a che soffrano poi tra decollo e atterraggi. Speriamo che vada tutto bene. Già c'è lo sconforto immenso per dover lasciare qui a Osito, Perejil e Dixi, non mi immagino come avremmo fatto senza Pinky e Perry. E no che non abbia pensato di portarmi via almeno a Osito, però nascondere un ratto nero sotto la giacca e sperare di saltare tutti i controlli di sicurezza di un aeroporto forse è un po' azzardato. Spero solo che i nostri piccoli roditori della famiglia sappiano quanti li abbiamo amati e quanto li continueremo ad amare dalla distanza. E spero che nei loro piccoli cuoricini ci sia sempre uno spazio per me e per Yasi. Maestro JamoneroDomenica, 25 dicembre 2011
O anche detto, colui la cui arte nell'affettare il prosciutto è eguagliabile solo alla sua abilità nel fare la pipì dentro del water (ognuno tragga le sue conclusioni).
Da oggi, anzi da ieri sera, sono ufficialmente un Mastro Jamonero, ovvero un affettatore di prosciutti con certificato autofirmato dalla reale società degli affettatori Italiani emigrati in Spagna. Litri di goccioline di sudore versate mentre il coltello affilatissimo si affondava tra la zampa del povero maialino e ne emergevano sottilissime foglie di prosciutto. Saporito, dolce, con retrogusto a nocciole e cuoio bagnato, frutto di un'alimentazione a base di ghiande, come vuole la più rigida tradizione. E io, di fronte a tale impressionante esemplare, avvolto in un unico elemento con il mio fido coltello, mentre le articolazioni della mano stridevano di dolore per lo sforzo immane dettato dalla precisione. Ma poi, quando il sudore lasciava spazio all'allevio, quando la circolazione sanguigna riprende il suo flusso attraverso la mano, uno finalmente si siede e delicatamente accosta due o tre foglioline di prosciutto sul pane caldo. Il primo mordo lo dice tutto. Come la sofferenza sia valsa la pena, potendo riassaporare in ogni morso il dolore ormai cessato che è rimasto impregnato nel delicato prosciutto. Che buono, viva il prosciutto spagnolo. E viva il Mastro Jamonero. Il primo Natale in casaVenerdì, 23 dicembre 2011
Sto scrivendo con un robottino infilato nel mio pc con la testa di fuori.. sembra che mi guardi.. mmm fa un po' impressione.
In realtà è solo un pendrive che mi ha regalato Yasi, emmm voglio dire Babbo Natale, e ha pure due lucine rosse sulle "zampine", uno spettacolo! Ma, se oggi è il 23 di dicembre, come faccio ad avere di già un regalo di Natale? E come fa Yasi a suonare con la sua nuova scheda audio multipista stratofighissma? E come faccio ad essermi già fatto un paio di caffè con la Nespresso nuova? E una partita al Risiko?? E quella maglia, quella borsa, quegli auricolari Adidas per correre??? Ebbene sì, cari bambini dell'Europa meridionale, Babbo Natale è già passato di qua. Sarà che viviamo a metà strada tra il corno d'Africa e il centro dell'Atlantico, sarà che quest'anno un volo Ryanair ha portato i nostri personali re magi alla Betlemme Canaria con una settimana d'anticipo sulla tabella di marcia. Risultato? Bé.. bisogna vedere le foto per crederci. Un albero di Natale affogato dai regali, addossati come mattoni colorati per costruire un muro di festa e illusione. Ognuno con il suo cartellino del mittente, Babbo Natale (e chi se no?) e tanti, troppi pacchetti per i pochi presenti. Ma come ormai è comune dire, meglio pochi ma buoni, ecco che i cinque commensali al banchetto di Natale non potevano non essere che il nucleo duro di questa famiglia appena nata. Già, famiglia. Da sempre ho pensato che la famiglia era quella dei miei genitori, e dei miei nonni prima di loro. Mai mi ero fermato a pensare che le famiglie si costituiscono, nascono e crescono come l'edera su un albero già maturo. Poi chissà, un giorno anche quest'edera fisserà le sue radici e si staccherà dal grande albero. Ma la nostra pianta è cresciuta un po' strana, un po' di fretta rispetto ai tempi abituali. Per colpa della distanza (o forse proprio grazie ad essa?) Yasi ed io siamo già famiglia. Sarà anche per lo spirito paternale che suscitano le cincillà, ma devo ammettere che fa un po' strano festeggiare il Natale in casa NOSTRA, nel senso di MIA E DI YASI. Non in casa dei miei, dei nonni, di zii o parenti più o meno vicini, ma proprio mia mia. E con i migliori invitati di sempre, mamma, papà e la miglior suocera del mondo. Che sia il principio di una nuova era? Se il buongiorno si vede dal mattino, la nuova era promette più che bene. Certo, va detto che i tortellini li ha preparati mamma, e il vino viene da Portonovo (Eli hai creato un mostro, devo iscrivere i miei agli alcolisti di Rosso Conero anonimi), ma insomma ogni buona tradizione che si rispetto deve attingere dal meglio del passato. Di nuovo ce n'è già abbastanza. Casa nuova, sposi nuovi, un caldo impressionante anche per la media delle temperature Canarie, e soprattutto una rinnovata voglia di stare bene insieme. Che di brutte cose ce ne sono abbastanza, ci vuole un'ancora per sapere che il bello è sempre intorno a noi, e che comunque vadano le cose, c'è un sentimento più profondo che è più duro da spezzare che le catene di Andromeda. C'è questa nuova famiglia, composta da piè di due soli elementi, che ha ancora tanta strada davanti da percorrere. Il tempo è sereno, la strada agevole, ed è piacevole percorrere sia i tratti scoscesi che quelli tratti irti, sempre per mano. Accompagnati da un bel gruppo di roditori, che nemmeno nelle favole di Baum. E' così piacevole avere questa stella polare sempre alta nel cielo, che ogni decisione o sfida sembra più facile, più vicina, più semplice. E non è che non ci siano ragioni per essere in pensiero, anzi. Ce ne sono da dare e regalare. Però ancora non è il momento di spargere la buona novella. C'è il Natale di mezzo, ci sono i privilegiati da informare, poi il resto verrà con la mareggiata di mezzanotte. E la novella è grossa. Robba bona gente! E cosa fare quando tutti questi pensieri si arrovellano lasciando poco spazio al pensiero creativo? Si sopprime Maslov, dal primo livello in su, si scende all'istinto, al mammifero che è in noi (grazie Subsonica, siete sempre un pezzo avanti) e si cancella tutto quello di cui si può prescindere. Tradotto all'Italiano, si va a correre. Ma non basta correre, troppo facile. Il pensiero negativo si infila anche nel dolore dei quadricipiti. Si vuole qualcosa che faccia più rumore del pensiero, che influenzi le onde cerebrali. E mai un regalo poteva essere più azzeccato. Ho collegato i nuovi auricolari Sennheiser Adidas alla BlackBerry, ho caricato la playlist dei Prodigy "Invaders Must Die" e sono partito. Ecco, detto così non sembra niente di speciale, quindi mi spiego meglio. I bassi degli auricolari modificano lentamente il battito del cuore al ritmo del funky-house-techno dei Prodigy, e quando si arriva a stabilire una sincronizzazione di music beat, heart beat e step beat mentre suona WE ARE THE PRODIGY, niente può fermarmi. Credo di essere arrivato a un punto in cui ho provato aggressività verso un corridore che correva in direzione contraria alla mia. L'ho guardato negli occhi, pronto a saltargli alla giugulare al grido di WE ARE THE PRODIGY!!! Ma conoscendomi avrei potuto gridare qualsiasi cosa a cazzo, tipo QUESTA E' SPARTA, o PER LA FORZA DI GREYSKULL, o meglio ancora COLPO SEGRETO DEL DRAGO NASCENTE!!!! Se vi giunge voce che sono finito in galera, sapete cos'è successo. ![]() Cambiare spiaggiaVenerdì, 25 novembre 2011
Sono passati pochi mesi dall'ultimo voto Spagnolo a cui ho accompagnato Yasi e mi fa sempre un sacco di impressione vedere la tranquillità e la scioltezza che si respira durante questi momenti. Mi ricordo le elezioni in Italia come qualcosa di sacro, in cui il silenzio, la devozione e la privacy regnano sovrane. Qui è un po' più stile festa di paese, la gente che ti presta la penna, sbircia chi voti, ti chiede che ne pensi, si lamenta della classe politica mandando tutti a cagare.. insomma più profana direi.
Un'altra cosa che mi fa un sacco strano del sistema politico spagnolo è la scelta dei candidati. Mentre noi siamo scemati in un sistema pluripartitico con 300 formazioni, agglomerati, partiti fantasma e gruppi di pensionati, in Spagna continuano con la vecchia storia alla Peppone e don Camillo. Due partiti, uno filo comunista e l'altro filo fascista che sparano le solite menate. Onestamente, niente di fascismo né di comunismo, ora siamo al moderato centro destra e centro sinistra, ma senza uno straccio di idea ne dei ideale. E lo spagnolo medio, disinteressato del nuovo che avanza e dal mondo in dinamica evoluzione, continua a dividersi sul dibattito universale: se quest'anno i rossi ci hanno portato alla crisi, votiamo agli azzurri che sicuro non faranno peggio. Già. E di fatto, come previsto, il partito popolare ha stravinto le elezioni con un partito fantasma, fatto di menzogne elettorali, un leader con la credibilità di Pippo Franco e che ovviamente non parla due parole di inglese. Non che il candidato socialista fosse meglio, per carità. Quindi mi immagino già le scene al parlamento europeo, cercando di fare due chiacchiere con SuperMario, la Merkel e Sarkò, con il fido traduttore sempre in spalla per tradurre tutta la conversazione. Che schifo.. Cari amici spagnoli, abbiamo festeggiato la caduta del regime mediatico Berlusconiamo, ma voi non avete imparato dai nostri errori. Vi aspettano quattro lunghissimi anni di oscurantismo e mediocrità. Basta dire che già si stanno mettendo le mani avanti su temi come l'aborto e i matrimoni gay, cavallo di battaglia dell'apertura laica spagnola. Signori: non è il momento di tornare indietro nel tempo, anzi va fatta un po' di innovazione intelligente per uscire dal baratro. In quanto a me, penso che il baratro lo vedrò aprirsi dal finestrino dell'aereo. Se sono scappato dal passivismo Berlusconiamo, vergognandomi del governo Italiano dall'estero, non avrò problemi a ripetere i miei passi e lasciare anche questi caldi lidi per un'aria più frizzante. Ne ho già parlato, e penso non rimpiangerò niente, sempre e quando mi porti con me l'unico di cui ho bisogno. Ci credo poco, ma in generale vista la situazione mondiale oltre che europea, ad esclusione di pochi paesi che da poco hanno abbandonato il terzo mondo per crescere in tutta fretta, non vedo rose rosse da nessuna parte. Mi spiace ripetermi tanto, ma la terra inizia a scottarmi sotto ai piedi. È ora di cambiare spiaggia. All'ombra del Roque NubloDomenica, 20 novembre 2011
E anche oggi è partita la ARC. A differenza di tutti gli anni scorsi, quest'anno non penso alzarmi dal mio comodo divano per agglutinarmi con le migliaia di persone che in questo momento sono spaparanzate sul molo del porto turistico di Las Palmas, sul bordo del lungomare del porto e sul molo grande del porto merci per veder partire la regata. Mi sto perdendo gli spinnaker che si stanno gonfiando, coloratissimi, verso il sud di Gran Canaria, per poi girare verso ovest e via verso il mare aperto diretti ai Caraibi. No, quest'anno dovranno farlo senza la mia presenza.
Da una parte sono arrabbiato con la ARC. Non possono pretendere che uno si bruci un mese intero di vacanze in novembre per attraversare tutto l'Atlantico. Mi sembra ingiusto e scorretto. E' accettabile per studenti e pensionati, ma non per lavoratori. Un mese intero, dico io, tutte le mie vacanze di un anno, passate in mezzo al mare a schivare balene e tempeste. Chiusi in 15 metri di barca con poche persone e tanto da fare. Dimenticandosi il significato di 8 ore filate di sonno e perdendo il contatto visivo con la terra ferma fino all'arrivo a Santa Lucia. Bah, l'idea mi attrae comunque. Quindi cara ARC, aspetta qualche anno (molti forse) e lì ci sarò anch'io. Adesso no, il mio mese di vacanze me lo spendo in Italia, in Svezia, o dovunque nel mondo ci venga voglia. Ma a parte tutto, non vado a vedere la partenza anche perché mezza famiglia è ammalata. Per il momento siamo solo due in famiglia, quindi se io sto bene, non è difficile capire chi si è presa una bella tonsillite al ritorno dalla Svezia. Quindi oggi si rimane in casa, un po' come Balto uscendo di mattina presto di casa per andare a prendere le medicine nella farmacia di turno (che non sta in Alaska, per fortuna). E come se tutto questo fosse poco, c'è un altro perché che mi tiene felicemente chiuso in casa a gustarmi questo calduccio invernale dal terrazzo mentre stendo i panni ad asciugare. Oggi è il 20-N, giorno delle elezioni presidenziali in Spagna. Per tutti quelli che ci invidiavano Zapatero, smettete di invidiare. Con Super Mario in Italia e l'esito quasi scontato delle elezioni spagnole, presto mi toccherà emigrare di nuovo. Leggevo due giorni fa su twitter qualcuno che diceva "ok, ci rimangono solo due giorni per sposarci tra gay, adottare figli, poter abortire, avere un sussidio di disoccupazione e scuole pubbliche". Niente di più vero. Il prossimo governo spagnolo sarà guidato da un personaggio chiamato Rajoy, una specie di signore con barba dello stile cattolico-bigotto, con la mentalità degli ottocentisti che rinnegavano l'avvento del motore a scoppio e dell'elettricità. Andiamo bene. Quindi fine della pacchia, basta con queste finocchiate di matrimoni omosessuali, contributi alle scuole pubbliche e sanità gratis per tutti. Da domani si cambia, e non si fa per uscire dalla crisi. No, si fa perché tornare indietro nella scala evolutiva è divertente, almeno secondo qualcuno. Bah, un motivo in più per abbandonare Spagna una volta per tutte. Ad essere onesti, dopo tanti anni in cui mi sono lamentato del perché la gente tendeva a proteggere Berlusconi e a rivotarlo nel 2008, vedo che in Spagna la mentalità dell'elettore segue schemi mentali piuttosto simili. Qui ci sono due grandi partiti, PP e PSOE, entrambi legati al secolo passato. Uno è "rosso" e l'altro "azzurro", ma la sostanza in fin dei conti è la stessa. Non esagerare con le riforme, non muoversi per non cambiare le cose che fino ad adesso sono andare così così. E l'elettore fa sempre lo stesso giochino da almeno 30 anni, ovvero da quando Spagna ha abbracciato la democrazia. Prima c'era Franco. Bé fa esattamente questo: sceglie un partito. Vede che durante i 5 anni di mandato governativo non combina niente di buono e alle seguenti elezioni vota all'altro. Poi si rende conto che l'altro non ha fatto un cazzo e torna a votare al primo. E così via per i secoli dei secoli amen. Così ogni partito entrante può lamentarsi che l'anteriore ha fatto le cose a cazzo di cane e ha lasciato un buco terribile nei conti statali eccetera eccetera. La stessa storia da più di vent'anni. Ma praticamente non ci sono alternative. Il resto dei partiti (che sono due o tre) a mala pena arrivano al 5%, quindi contano meno che niente. E' un po' il contrario di quello che c'è ora in Italia, 30 partiti nessuno dei quali arriva a un misero 20%. Giusto per ricordare a tutti quelli che si lamentano che non è il sistema elettorale che fa schifo, ma chi compone i vari partiti. Indipendentemente dal sistema elettorale, se ci fosse realmente qualcuno capace di governare un paese in epoca di crisi, sarebbe esultato dal popolo. Un po' come fece Obama. Ma si è visto che non ha funzionato. Forse ha ragione chi punta al default finanziario e tutti a ripartire da zero. Visto il livello di corruzione mentale in cui siamo precipitati, forse è l'unica. Io credo che per il momento sceglierò la via facile, l'esilio volontario. Mi mancheranno un sacco di cose, riassunte un po' in questo meraviglioso video di Las Canteras.. E dato che si sono, anche questo meravigliosa serie di rtve sulla gastronomia di Gran Canaria. Che meraviglia!!!! (Se cade il video, ho uploadato una copia qui. Altrimenti qui si può vedere l'originale) Non ci mancheraiSabato, 12 novembre 2011![]() La foto è la prima pagina de "Il Manifesto", giornale che non conosco molto bene, ma dando una scarrellata alle prime pagine dei giornali di domani, mi è sembrata la miglior foto testimonianza di quello che è appena successo. Dopo 17 lunghissimi anni, è finita. Davvero. Se fossi la gazzetta titolerei la prima pagina di domani "E' TUTTO VERO" come quando abbiamo vinto i mondiali (e mi sono laureato). So che in questi giorni a parte chiederci come cazzo abbiamo fatto a reggere tanti anni e soprattutto cosa ci riserva il futuro, usciranno infinite recensioni e gallerie su questi anni di Italia malata e sofferente, fatta di stranezze e brutte figure internazionali. Forse addirittura il 12 di novembre passerà alla storia, come il giorno in cui l'Italia ha avuto la fortuna di togliersi dalle palle il peggior nemico pubblico dall'era di zio Benito. E siamo stati fortunati (si fa per dire), che tra la crisi e la rivolta dei mercati internazionali, l'interesse pubblico abbia preso il sopravvento e sia riuscito a scrollare dalla poltrona quest'avvoltoio senza scrupoli. Se fosse stato per lui, e peggio ancora se fosse stato per noi, sarebbe ancora lì. Ecco, io la prima cosa che farei lunedì mattina, una volta recuperati dalla sbornia di questo fine settimana di festeggiamenti, è prendere la costituzione e mettere un paio di capitoli sul conflitto di interessi, sul porcellum, sulla casta e su tutte le possibili perversioni che hanno portato il paese allo sfascio. Perché se ci ricaschiamo un'altra volta, ce lo saremo meritato. UndiciVenerdì, 11 novembre 2011
Non ho resistito alla tentazione, ho settato l'ora manualmente alle 11 e 11.. hehe. A dire la verità, avevo cose più urgenti da fare alle 11 e 11 che scrivere quattro cazzate sul fatto che oggi sarebbe finito il mondo, infatti mi sono proprio scordato fino a che non ho guardato l'orologio del pc ed erano già le 12 passate. Vabbé fa niente. Per i posteri, quando i miei nipotini chiederanno "nonno che stavi facendo alle 11 e 11 dell'11/11/11??" dirò la semplice verità: stavo improvvisando un colloquio telefonico con una grande azienda. Chissà se sarà un segno del destino, o forse proprio il contrario. Sta di fatto che fa sempre piacere, soprattutto ora che il tasso di disoccupazione spagnolo ha superato il 21%, sapere che ci sono aziende che per propria iniziativa ti chiamano per sapere se sei interessato a lavorare con loro. Riconforta sapere che ancora c'è speranza.
Come dicevo solo qualche giorno fa, siamo a un punto critico, il classico giro di boa. La prima ronda è stata con vento di traverso, intensa ma continua. Adesso bisogna calcolare bene da che lato affrontare la boa, perché il secondo tramo è sempre il più insidioso. E' un ottimo momento per recuperare terreno a quelle barche che ci hanno battuto in partenza e abbiamo seguito per tutta la prima corrente. Però è anche un momento pericoloso, basterà una svista per vedersi inchiodati a bordo boa, incastrati dalle precedenze e senza vento, rinchiusi in una spirale dalla quale non basterà la fortuna per uscirne. La chiave è stare allerta, preparati a qualsiasi mossa degli avversari, con i winch pronti a scattare al minimo ordine. Inutile fare finta di essere rapidi, la prima boa è risaputo essere tecnica. Bisogna saper prevedere i movimenti, i segnali del vento, lo stato del mare e trarre le decisioni accertate. Mica facile.. Che lato affronteremo? Siamo stati bravi durante tutta la partenza a lasciarci aperte tutte le possibili strade. Non ci siamo chiusi in banda per guadagnare metri, anzi forse abbiamo corso un po' meno del resto della flotta per permetterci il lusso della scelta al momento opportuno. Chi ha puntato tutto sulla velocità, probabilmente pagherà pegno in boa, e mangerà gli scarti di vento che gli scolleremo addosso. Ma non è il momento di guardarsi intorno. L'obiettivo è quel sacco galleggiante rosso che segna il via di una nuova fare, di un nuovo percorso. Ora però tutti i muscoli sono allerta, le orecchie ben aperte e la pelle tesa per captare il minimo movimento del vento. E a parte pensare nel futuro a breve termine, bisogna sopravvivere al presente. Un presente da solo in casa, stile "Mamma ho perso l'aereo", con Yasi che sta gustandosi un viaggio di lavoro nella bellissima Stoccolma mentre io resto in casa di nuovo a prendermi cura delle cincillà. Non mi lamento, ci mancherebbe, però sì la invidio per la voglio che avrei di stare lì con lei e spendere un paio di giorni con Csilla e David, sputacchiando qualche parola in Svedese con accento italospagnolo e prendere un po' di sano freddo scandinavo. Sarà per la prossima. In questo momento sono in casa a cucinare un po' di castagne (San Martino è San Martino, e anche se quest'anno l'abbiamo anticipato un po' va sempre festeggiato quando di dovere) e a gustarmi un po' di masochismo cinefilo. Che masochismo? Va detto, che sono uno dei peggiori fan di 007 detto anche James Bond, di quelli che conoscono a memoria la maggior parte delle battute che non fanno ridere e la lista intera dei modelli di Aston Martin guidate da Sean Connery (peccato non abbia mai guidato una DB7 come quella che mi ha portato all'altare. Non sai che emozione, James!). Fatto sta che per un vero appassionato come il sottoscritto, il miglior modo di celebrare una settimana di solitudine domestica è gustarsi a fondo il sano aplomb britannico di Roger Moore, attore dal quale mio padre ha ereditato il taglio di capelli. Quindi ho fatto un salto nel tempo fino a "Vivi e lascia morire", scorrendo tutta la decada dei 70 e poi ancora fino all'85, anno in cui uscì "Bersaglio Mobile" (A view to a kill), capolavoro di bruttezza e classificato da molti come il peggior James Bond mai emesso. Concordo pienamente, ma non è una ragione sufficiente per perdersi Roger Moore alla veneranda età di 57 anni (mica cazzi!) cercando di farsi passare per latin lover e maschio inglese senza mai perdere la piega della giacca. Imbattibile. E senza dubbio, la miglior citazione da un James Bond: Pola Ivanova, la classica spia russa biondona, che in un bagno idromassaggio dichiara The bubbles tickle my... Tchaikovsky! My name is Bond, Davide Bond. ![]() Offerte per la latitanzaGiovedì, 10 novembre 2011This is Sun-o-weenMartedì, 1 novembre 2011La semplice idea che nel 2011 dei bambini siano arrivati a bussare a casa mia in Ancona, a inizio novembre, prendendo mio padre di contropiede e dandogli il famoso ultimatum "dolcetto o scherzetto?", mi fa pensare che definitivamente il mondo è cambiato. Halloween è finalmente diventata una festa nazionale, proprio come Babbo Natale è diventato il simbolo del Natale, grazie alla CocaCola. Quindi cavalcando il nuovo che avanza, per non farci mancare niente non potevamo gustarci anche noi un po' di sano Halloween alla Canaria. Come sempre, tute le feste e abitudini invernali qui funzionano solo a metà: non fa freddo, ci sono 28 gradi di giorno e 22 di notte e si può andare tranquillamente a passare il giorno dei morti al mare (cosa che in effetti, stiamo per fare). Però tutto questo non esclude a priori il resto delle tradizioni autunnali per eccellenza. E il re incontrastato delle tradizioni autunnali non può che essere San Martino (inutile che lo ricordi) che dal giorno in cui il mio Bomber preferito mi introdusse alle antiche usanze delle Marche centro appenniniche non posso farne a meno. Ma quest'anno il mio santo preferito è arrivato in anticipo, visto che poi l'11 Yasi sarà in Svezia e mi lascerà anche quest'anno solo per San Martino. A proposito, quest'anno San Martino è l'11/11/11 mmmm fine del mondo? invasione aliena? fine della crisi? Berlusconi in carcere? alba dei morti viventi? ma forse no. Quindi ci siamo già pregustati le nostre castagne e vino. Le castagne sono di Gran Canaria (nel centro dell'isola è pieno di castagneti), mentre il vino no perché il rosso qui fa un po' schifo. Quindi ho optato per un classico Ribera del Duero, uno dei migliori che fanno in Spagna. Piccola digressione sui vini spagnoli. Alle Canarie fanno un ottimo bianco malvasia semi-dolce e secco. Lo fanno nell'isola di Lanzarote con un metodo antico chiamato Geria (buche nel suolo vulcanico per riparare le viti dal vento), e tra i più famosi ci sono La Geria, Yaiza, El Grifo e la nuove cantine Stratus. Questi vini oltre al metodo di coltivazione, tengono in comune anche il prezzo. Sono cari come la madre que los parió. Diciamo più di 6 euro la bottiglia. Tra i più buoni, senza dubbio lo Yaiza dalla bottiglia blu e il Vega di Yuco, ma entrambi sfiorano i 10 euro, quindi diciamo che non sono per tutte le occasioni. E lo dice uno che si è fatto le sue belle vacanzine enogastronomiche a Lanzarote. Il resto dei vini Canari non è niente di speciale. Fanno un buon bianco anche nell'isola de La Palma e nell'isola de El Hierro. Comunque stiamo parlando di vini generalmente dolci, dovuto al terreno vulcanico e che la specie che meglio si è adattata al territorio è il malvasia. Ricordano spesso i vini Siciliani, però manca un buon Nero d'Avola o qualcosa che gli si assomigli. Niente rossi insomma. Per cui bisogna uscire dal panorama canaria e ripiegare in alcuni dei migliori rossi del mondo, los tintos spagnoli. So che non c'è niente come un buona Lacrima di Morro d'Alba o un semplice Rosso Conero, ci mancherebbe, però non pecchiamo di nazionalismo e apriamoci a nuove esperienze. Bene, in spagna esistono due "zone" di produzione che si meritano senza dubbio la palma ai migliori vigneti della penisola. Una è la regione della Rioja, e l'altra è la Ribera del Duero. La prima è una piccola comunità autonoma spersa nel centro nord della Spagna che da i natali all'omonimo Rioja, vino rosso corposo e buonissimo. Se passate per sbaglio in un ristorante spagnolo e non sapete che vino scegliere chiedete un rioja crianza, sia quello che sia, non sbagliate mai. La rive del fiume Duero è invece una zona che si trova al di sopra di Madrid, non lontano dalla Rioja quindi, e che presenta vini della stessa qualità e gusto dei riojani. Tempo fa erano un poco più economici per la mancanza di pubblicità, ma oggigiorno di equivalgono in tutto e per tutto. Anche in questo caso, sempre meglio scegliere una crianza, ovvero leggermente maturo (almeno due anni, dei quali almeno 6 mesi in botte di rovere). Occhio a non confondersi con il Tempranillo, che è lo stesso vino ma senza maturazione, e quindi rimane un po' sciapo. Ecco, chiusa parentesi. Per chi ha letto il paragrafo anteriore senza morire di voglia di stappare anche fosse un Tavernello, riassumo dicendo che il vino e le castagne sono la miglior combinazione possibile. A proposito Bomber, bisogna che sai che anche qua si festeggia San Martino, non so se è perché l'ho importato io ormai 5 anni fa e la gente ha pensato che fosse una tradizione millenaria o cosa, però da gusto. Anche perché fa caldo e quindi si può stare per strada un magliettina e jeans mangiando castagne senza rinchiudersi a nascondersi dal freddo. Ma come se tutto questo vortice di vino e castagne non fosse sufficiente, ci pensa la signora a mettere un po' di zucchero alla situazione e sfornare i suoi buonissimi cupcakes di holloween! Ovviamente in stile Nightmare Before Christmas, sono venuti perfetti. Brava lei. E bravo io che ho fatto quello con forma di ragno, superando tutte le mie fobie per il giorno dei defunti. Passo e chiudo, vado a fare il caffè per tutta la famiglia e poi via diretti al mare a prendere un po' di sole autunnale. Poi stasera se ci rimangono un po' di forze ho già preparato due film nostrani per spaventarci un po' come il buon halloween richiede: Suspiria e Profondo Rosso. Non so quale sarà il prescelto, ma sto già canticchiando la intro di Profondo Rosso dei Goblins. Muahahah! Find ourselves in SiberiaMartedì, 25 ottobre 2011
Inizio a capire come funziona il processo di creazione artistica. Ovviamente non mi sto nemmeno lontanamente comparando a un artista, dico solo che inizio a capire quali processi mentali entrano in gioco all'ora di "produrre arte".
Sono in casa, dopo una giornata piuttosto lunga fatta di voli e lavoro, e ora nel massimo relax, mentre ascolto l'ultimo album dei Lights. Yasi mi ha lasciato da solo per vedersi con un'amica e io mi ritrovo senza niente di urgente da fare (che strana sensazione!) e dopo essermi fatto una doccia e aver spazzolato le cincillà, eccomi di nuovo a scrivere. Che meraviglia, le parole che scorrono sole e l'Italiano che si mischia ormai non solo con lo spagnolo, ma anche con l'inglese e lo svedese. Coni Lights che mi cantano sopra è ancora più difficile trovare il filo dei pensieri, ma fa niente. Come Dylan Dog, che di tanto in tanto ci regala un fumetto privo del benché minimo senso, anche a me ogni tanto piace svariare. Svariare.. già. Ultimamente la domanda più difficile da rispondere è stata quella classica: "come va tutto?" Tre parole e un punto di domanda, questa è la chiave per aprire non un mondo ma un universo di emozioni e idee e avventure già scritte e da scrivere. Per chi mi vede più o meno spesso o che entra in un ambito ben definito, la risposta è piuttosto facile. Ma se provo a riassumere queste settimane (o già mesi?) dal ritorno delle varie lune di miele, non mi basterebbe l'inchiostro usato per tutti i cantici del purgatorio. E dico riassumendo, se fossi un pesante prolisso non finirei più e punto. Sono in un limbo divertente quanto astratto, in cui uno fa il possibile per instaurare un'abitudine, quasi una routine, sapendo che come sempre non durerà più di una manciata di giorni. Ma fa niente, in fondo già lo sapevo dall'epoca dell'università che una vita relativamente stabile come quella dei nostri genitori nemmeno a sognarla, ma forse non immaginavo nemmeno la velocità con cui il vortice si porta via tutto. E pensare che forse emergerà un'ottava isola alle Canarie, il vulcano de El Hierro è in eruzione sottomarina e forse spunta la testolina.. Ok, la storia del vulcano non c'entra niente. Dicevo, che a parte dar fastidio alle cincillà e potare bonsai, si sta alzando il vento che tira prima di ogni cambio radicale. Mi ricordo benissimo di quando mi dissero che sarei partito per l'Erasmus. Tirava lo stesso vento di maestrale. Poi quando già sapevo che avrei abbandonato per sempre l'Italia per venire a vivere con Yasi. Mentre ero a Bologna giocando alla Play, facendo correre quei maledetti pecorari dell'Udinese per mantenere un po' di orgoglio contro l'armata giallorossa. Ricordo il vento, e io cercando di stabilire una routine, la stessa partita forever and ever again, come se un piccolo equilibrio momentaneo riuscisse a mantenere la stabilità anche nel grande caos del ciclone che stava passando. E siamo di nuovo qui, cercando routine con le lezioni di svedese, i miei viaggi di lavoro all'arcipelago canario, vedendo Glee e Fringe ogni settimana appena escono i nuovi episodi (ah, Lost, perché sei finito?), tutto per mantenere una facciata di tranquilla stabilità. Ma il pavimento si sgretola, l'intonaco si stacca, le tegole vengono giù. Ogni volta che le chiedo a Yasi (o lei mi chiede a me) perché non abbiamo appeso i quadri che ci sono stati regalati e che abbiamo comprato in giro per il mondo, ci rispondiamo a vicenda che è perché questa non è la nostra casa. Per molto che ci dispiaccia, sin dal principio sapevamo che aveva una data di scadenza. E la data si sta avvicinando. Anzi, noi ci avviciniamo ad essa. I prossimi mesi (o settimane?) saranno decisivi. Dove? Come? Quando? Chissà. Ma anche chissenefrega. L'unica cosa che importa è il con chi. E senza la minima esitazione la risposta è solo una: insieme. Forse farà caldo, forse no. Forse ci sarà il mare, forse no. Forse pioverà spesso, forse non ci sarà vita la sera, forse non capiremmo niente quando ci parlano, forse ma solo forse. Resta chiaro che siamo fatti per muoverci, per gustarci la dinamicità del flusso d'aria che si trasporta da un fiore all'altro. Come api che attraversano campi e campi in cerca del nettare più delicato prima di tornare all'alveare. Un giorno torneremo all'alveare, sia quale sia. Ma nel frattempo niente ci lega a nessun posto, ma tutto ci lega l'uno all'altro. Come cantano ipnoticamente i Lights, quasi fosse un mantra: I would sail across the east sea, just to see you on the far side.
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